IL GIARDINO BARDINI, STORIA DI UN GIARDINO FIORENTINO (IL GIARDINO DI RACHEL 3807385327)

IL GIARDINO BARDINI,

STORIA DI UN GIARDINO FIORENTINO

(IL GIARDINO DI RACHEL 3807385327)

La memoria è un serbatoio ricco di ricordi che noi identifichiamo come un luogo astratto, in realtà, ci sono paesaggi che sono intrisi di memorie collettive che raccolgono lo spirito dei tempi in cui furono realizzati: i giardini. Il giardino è un’istantanea che svela solo a chi sa guardare percorsi interiori costellati di eleganti e lussureggianti piante. Il giardino è uno spazio reale animato di storie personali che raccontano le vite e le scelte dei loro proprietari. Firenze è una città che potrebbe essere raccontata solo attraverso i suoi verdi spazi, piccoli eleganti parchi che regalano affascinanti sorprese. Oggi vi parlerò del Giardino Bardini, un parco che per la sua bellezza e storia rappresenta un tassello di memoria fiorentina molto significativo.

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L’ingresso si trova in Costa San Giorgio n° 2, a cinque minuti dal Ponte alle Grazie, all’inizio dell’Oltrarno. Il magnifico giardino si estende su un’ampia zona collinare dalle pendici di piazzale Michelangelo fino all’Arno, tra piazza dei Mozzi, via de’ Bardi, costa Scarpuccia, costa San Giorgio e la via di Belvedere, per una superficie totale di circa quattro ettari di bosco all’inglese, con grotte nascoste, frutteti, spazi agricoli e prati distesi sulla collina di “Montecuccoli”, proprio nel cuore di Firenze. Alla sommità dell’elegante scalinata barocca del Giardino Bardini si ha una vista panoramica privilegiata, l’occhio spazia a 360° su tutta la città di Firenze. Il Giardino Bardini è protetto ancora dalle mura medievali della città, tra Costa San Giorgio e Borgo San Niccolò. La storia del Giardino Bardini va a pari passo con la città del giglio, dalle tracce della fondazione augustea fino alla proprietà dell’antiquario Stefano Bardini.

L’area boschiva, nella prima fase storica, è documentata come proprietà dei Mozzi, una delle più facoltose famiglie guelfe della città. I Mozzi erano banchieri dello Stato Pontificio, il loro palazzo in Oltrarno offriva frequente ospitalità ad altissimi prelati e nel 1273 vi soggiornò Papa Gregorio X che cercò di pacificare Guelfi e Ghibellini. I Mozzi vollero che restasse memoria dell’avvenimento e nella piazza dove era il loro palazzo eressero una chiesa, oggi scomparsa, dedicata a San Gregorio in onore del già citato papa. All’inizio del XIV secolo i Mozzi furono coinvolti in un disastroso tracollo finanziario, insieme alle famiglie Bardi e Peruzzi, il comune di Firenze ne acquistò i terreni che, solo alla fine del XVI secolo, ritornarono agli eredi della famiglia dei Mozzi. Nella fase medievale il Giardino Bardini era costituito di terrazzamenti di tipo agricolo, con la presenza della residenza dei Mozzi decorata da una loggia aperta e il classico “hortus conclusus” nella parte retrostante l’edificio. La veduta della celebre lunetta dipinta dal fiammingo Iustus van Utens (conosciuto con il nome di Giusto Utens) testimonia che nei secoli XV e XVI la struttura del Giardino Bardini rimase invariata nel corso del tempo. I primi importanti cambiamenti avvennero nel corso del XVII secolo, quando i terreni furono divisi in due aree di diversa pertinenza: la parte Est era proprietà dei Mozzi, mentre la parte Ovest fu di Giovan Francesco Manadori. L’architetto Gherardo Silvani realizzò per quest’ultimo la Villa che fu chiamata Manadora, in onore al suo proprietario, un esempio straordinario di gusto seicentesco fiorentino.

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All’inizio del XVIII secolo gli eredi di Giovan Francesco Manadori cedettero la proprietà alla famiglia Cambiagi, che passò nelle mani di Luigi Le Blanc nel primo Ottocento. In questo periodo il Giardino Bardini fu adornato con ricche decorazioni, in particolare Giulio Mozzi, che era un amante dei giardini, decorò la scalinata barocca di mosaici, composizioni lapidee, statue in pietra serena e fontane (ancora visibili). La competizione fra i Mozzi e i Le Blanc per gli abbellimenti del giardino, terminò con l’acquisto di tutta l’area verde da parte degli originari proprietari. Purtroppo i Mozzi non ebbero la stessa cura iniziale, sicché il Giardino cominciò il suo percorso di decadenza e abbandono. Le progressive difficoltà economiche dei Mozzi alla fine dell’Ottocento portarono alla definitiva vendita del giardino alla principessa Vanda Carolath von Beuthen, che ne sarà proprietaria fino al 1913, decorandolo con elementi di gusto vittoriano. Di lì a breve la proprietà del giardino passò nelle mani di Stefano Bardini, il quale fece dei rinnovamenti sia all’interno degli ambienti sia nello spazio verde esterno con un intento preciso: l’antiquario voleva creare uno spazio unitario (dentro e fuori) come salone d’esposizione per le sue collezioni in uno scenario straordinario con vista su Firenze. L’eclettismo di Stefano Bardini mutò il giardino per eccentricità e ridondanza, la lettura essenziale del primo XVI secolo fu stravolta dalla presenza di elementi decorativi di diversa provenienza e stile, fu difficile riconoscere l’autenticità dalle falsificazioni. Stefano Bardini definiva il suo giardino: “Giardino dei tre giardini”, che vedeva la coesistenza del bosco all’inglese, il parco agricolo e la scalinata barocca. Stefano Bardini fece demolire i giardini murati, aprendo un viale che riuniva la Villa con gli edifici di costa San Giorgio, fece costruire una loggia sul Belvedere, insomma, conferendo al giardino l’aspetto attuale. Il figlio Ugo Bardini continuò il progetto di ampliamento e decorazione del giardino voluta dal padre fino alla sua morte, infatti, il 1965 non solo termina l’avventura Bardini ma inizia una lunga trafila burocratica per l’eredità.

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Rachel Valle © 2017

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IL GIARDINO DI RACHEL

Francesca Rachel Valle – Florence Guide

francesca.valle@yahoo.it | Cell. 380 7385 327

www.francescarachelvalle.com

https://www.facebook.com/pages/Jewish-Rachel-Tour/417428735089725?pnref=lhc

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