MELUSINA LA SIRENA A DUE CODE

MELUSINA LA SIRENA A DUE CODE

La melusina svelata, da Le Roman de Mélusine
by Jean d’Arras, ca 1450-1500. Bibliothèque Nationale de France

Nel regno di Halba*, alla fine dell’orizzonte dove le onde del Mare del Nord divorano marinai e rocce, si raccontano fin dalle origini del mondo, strane leggende. Il caos non è stato mai placato dopo la morte di Kronos. Madre Terra era venerata in ogni paese. *Scozia

“Presi singolarmente non hanno nulla di notevole, se non che condividono il culto di Nerthus, la Terra-madre, e pensano che questa si interessi delle vicende degli uomini e sia trasportata in processione tra i popoli” così scriveva Tacito nel suo saggio “Germania” del I sec. d. C.

Secondo lo storico Tacito gli Angli custodivano nel mezzo di un’isola segreta, all’interno di un bosco sacro, un carro coperto da un tessuto sacro. Solamente i sacerdoti avevano accesso al luogo e potevano toccare il panno. I saggi, infatti, erano gli unici che erano in grado di avvertire la presenza di Nerthus e la sua epifania.

I sacerdoti, dopo l’annuncio dell’arrivo della dea Madre Terra, organizzavano una grande celebrazione in suo onore con banchetti e danze. Al termine della grande festa a lei dedicata, la dea era portata all’interno del suo tempio e il panno sacro (o la dea stessa secondo Tacito) era accuratamente lavato nelle acque del lago che lambiva il sacro bosco. Gli schiavi erano destinati a morire affogati dopo il bagno rituale della dea, nessuno poteva svelare l’entità di Nerthus dopo il rito. La pratica religiosa era circondata dalla paura atavica dell’ignoto. Il mistero avvolgeva la sacralità della Madre Terra che si rinnovava nella sua ciclicità, solo pochi erano gli eletti che assistevano alla sua manifestazione, ma erano destinati a morire. Dal baltico ai mari che lavano le coste della Frigia il rito si compiva ogni anno, Nerthus mutava di nome, era Cibele che, dopo il suo bagno rituale, donava fertilità e prosperità. Chi adorava Madre Terra e serviva alla sua rinascita era evirato nella sua mascolinità, doveva essere mutilato del desiderio perché solo Cibele compiva l’arcano passaggio delle stagioni. Nessuno ha mai visto l’aspetto della dea ma la leggenda racconta che avesse le sembianze di una bellissima donna dalle lunghe e incantevoli chiome. Il volto era soave come le primizie primaverili ma il corpo era per metà mostruoso: al posto delle gambe si snodava una coda di serpente che si trasformava al contatto dell’acqua in una coda di pesce. Solo gli schiavi lavavano le squame viscide per renderle lucide e argentee al costo della loro misera esistenza.

Il re di Halba discendeva da un’antica dinastia, era l’ultimo membro dei Pitti, il suo nome era Elynas. Il re amava spingersi in luoghi sempre più lontani per l’amore della caccia, desiderava così scovare le prede più preziose per esibirle alla sua corte. In una battuta di caccia il re Elynas volle raggiungere l’antico bosco che era racchiuso dall’isola segreta, senza curarsi delle proteste degli uomini che erano al suo seguito. I cavalieri, infatti, sapevano che quel luogo era protetto dagli antichi spiriti e che nessun essere vivente aveva violato quel sacro suolo. Il re dei Pitti non ascoltò quelle nenie così si fece portare sull’isola col suo destriero. Elynas non credeva a quelle antiche storie tanto bizzarre quanto spaventose. Il re temerario avvolto dall’insolito silenzio pensò che il luogo fosse per davvero misterioso perché non incontrò nel suo cammino alcun animale da cacciare. Quando ebbe sete, cercò una fonte che lo potesse ristorare, mentre si rinfrescava la gola vide riflessa sullo specchio dell’acqua una bellissima creatura. Stupito di aver incontrato solo lei in quel bosco, chiese chi fosse e perché non ci fossero prede da cacciare. La splendida fanciulla dalla pelle eburnea si chiamava Pressyne, era figlia del re dell’isola, ucciso da una freccia avvelenata di un cacciatore, sicché viveva sola in compagnia della Madre Natura. Il re Elynas, colpito da tanta bellezza, s’innamorò follemente a prima vista di Pressyne e tentò in tutti i modi di convincerla a sposarlo, sarebbe diventata la regina dei Pitti. La meravigliosa fanciulla, dopo una lunga resistenza, accettò ma solo ad un’unica condizione, Pressyne avrebbe sposato il re solo dopo la sua solenne promessa. Il re Elynas avrebbe avuto dalla loro unione ricchezza e abbondanza e una felice dinastia ma mai sarebbe stato partecipe alla nascita dei loro figli o al loro bagno. Il re dei Pitti non sarebbe mai entrato nella sua stanza quando stesse partorendo o lavando i suoi eredi. Solo a questo patto Pressyne sarebbe diventata la sua regina. Elynas e Pressyne abbandonarono l’isola, i cavalieri furono colti da una grande meraviglia: sapevano che il re avrebbe cacciato una preda rara, ma mai avrebbero pensato che fosse tornato dalla sua battuta con la futura regina.

La bellissima Pressyne dette alla luce tre splendide figlie, Melusina, Melior e Palatyne. Il re non ruppe il patto con la sua sposa fino alla nascita della terza bambina, quando entrò nelle sue stanze mentre lavava Palatyne, istigato dai suoi cavalieri che gli insinuavano il sospetto che la regina Pressyne lo stesse tradendo. Pressyne infuriata e soprattutto delusa perché il marito non ebbe fiducia in lei, infrangendo così la promessa, decise di abbandonare il reame, fuggire lontano con le sue tre figlie Melusina, Melior e Palatyne verso l’isola di Avalon. Dalla cima della montagna di questa inaccessibile isola la regina Pressyne e le figlie potevano segretamente guardare il regno perduto, la loro cara Halba. Melusina, la primogenita della regina Pressyne, quando festeggiò il suo quindicesimo anno di età, chiese alla madre perché si trovasse insieme alle sue sorelle sull’isola di Avalon, lontana dal padre Elynas e la vera ragione della loro fuga dal prospero regno. La regina Pressyne, con titubanza, rispose che la decisione di scappare lontano dal re fu la sua mancata fedeltà alla promessa, spezzando il patto che aveva solennemente stabilito prima del matrimonio e della loro nascita. Alle parole della madre, Melusina con l’aiuto delle sorelle Melior e Palatyne volle vendicarsi del padre che le aveva tradite e fatte allontanare dall’amata Halba. Melusina che conosceva l’arte magica degli incantesimi e i segreti tramandati da Madre Natura, progettò inizialmente di avvelenare il padre Elynas, ma pensando che fosse troppo azzardata come idea decise di somministrare un filtro magico per farlo addormentare. Le tre fanciulle in grande segretezza, all’insaputa della madre, si recarono nel regno di Halba e grazie all’incantesimo escogitato da Melusina, rapirono il padre. Riuscirono a imprigionare il re Elynas in una grotta inghiottita nella montagna di Avalon insieme a tutte le sue ricchezze.

La regina Pressyne, dopo aver scoperto l’infausta impresa delle figlie ai danni del loro padre, s’infuriò con Melusina perché non doveva vendicarsi in quel modo mancando di rispetto al re Elynas, pur sempre suo genitore. Pressyne punì severamente Melior e Palatyne che avevano aiutato la sorella maggiore, e condannò Melusina a cambiare il suo aspetto di splendida fanciulla ogni sabato dalla vita in giù in un serpente marino. Il castigo si sarebbe spezzato solo con il matrimonio della figlia Melusina con un uomo che avesse saputo mantenere il segreto di quella trasformazione durante il giorno di sabato. La giovane allora decise che avrebbe cercato in lungo e in largo per il regno di Halba quell’uomo virtuoso che l’avrebbe salvata dall’incantesimo della madre. Il suo regno era troppo piccolo e arido da poterle offrire il marito che l’avrebbe liberata, sicché Melusina intraprese un lungo viaggio attraversando tutti i regni della verde Europa, affrontando pericoli di ogni sorta nella Foresta Nera, finché giunse nel regno dei Franchi nella regione di Poitou dove fu eletta regina delle fate nella foresta di Colombiers. L’incantesimo forse si sarebbe infranto se un giovane uomo l’avesse amata rispettando il suo segreto. Era la metà del mese di maggio, la foresta era tutta decorata da splendidi fiori che emanavano un profumo rotondo, quando giunse ai piedi del luogo fatato un cavaliere di nome Raimondo.

Il giovane si era perduto in mezzo a tanta bellezza, vagò lungo la via delle querce fino a incontrare Melusina seduta vicino alla fontana della Sete. La bellissima fanciulla incantò Raimondo col suo luminoso sorriso, che se ne innamorò all’istante. Il cavaliere non poteva resistere a tanto splendore sicché desiderava Melusina al suo fianco per tutta la vita, infatti, la chiese subito in moglie. La giovane principessa rispose che avrebbe acconsentito di sposarlo solo ad un’unica condizione: Raimondo non avrebbe mai cercato di guardarla nel giorno di sabato. Melusina fece giurare solennemente Raimondo, così convolarono a nozze in breve tempo. La principessa fece realizzare per lo sposo il castello di Lusignan come suo pegno d’amore presso la sorgente del loro primo incontro. Il castello era magnifico e si ergeva su una rocca inespugnabile, da cui si vedeva tutta l’intera regione di Poitou. La maledizione della regina Pressyne non si spezzò neppure con le nozze e la fedeltà dimostrata dal marito Raimondo. Melusina dette alla luce figli che al tramonto di ogni sabato da esseri umani si trasformavano per metà in serpenti marini. Un parente cattivo e invidioso di Raimondo lo convinse di spiare di nascosto la principessa Melusina nel giorno proibito, perché la moglie non era quella magnifica creatura che appariva agli occhi di tutti bensì un essere mostruoso. Così Raimondo si nascose in un angolo delle stanze private della sua sposa, aspettando che scendesse il sole, con immenso stupore vide il corpo di Melusina e quello dei suoi figli trasformarsi in un serpente marino dotato di due code. Il cavaliere fu sconvolto da quella visione ma ancor più di perdere la sua bellissima moglie, sicché decise di non rivelarle nulla della sua infranta promessa.

Dopo molto tempo dalla sua scoperta Raimondo notò che l’aggressività di uno dei suoi figli stava aumentando al pari della sua bruttezza. Geoffey era soprannominato da tutta la corte Geoffey – il Dente, perché dalla sua bocca sporgeva un grosso dente che ricordava la zanna di cinghiale, la sua natura animalesca non era legata solo al suo aspetto fisico ma al suo modo rude di rapportarsi ai suoi fratelli. Geoffey – il Dente in particolare odiava il fratello Freimund perché il prediletto della madre Melusina. Il secondogenito era amato da tutti gli abitanti del Castello di Lusignan che ne decantavano le doti di bellezza e gentilezza. Un giorno Geoffey – il Dente, stanco di esser denigrato dai castellani, fu istigato dal perfido cugino del padre Raimondo a porre fine a quel ridicolo confronto, sicché con una violenza inaudita uccise il fratello Freimund. Il padre fu pervaso da un immenso dolore dopo aver ricevuto la nefasta notizia della perdita del figlio Freimund, così Raimondo non poté più nascondere il suo segreto. L’ira covata per troppo tempo esplose nei confronti della moglie Melusina e disse: “Tu donna sei colpevole per questa morte, esci dalla mia vita oscena creatura dalla coda biforcuta! Vattene serpente demoniaco e che la tua genia sia per sempre maledetta!”. Melusina ascoltando pietrificata quelle parole terribili comprese che il marito Raimondo aveva spezzato il giuramento, spiandola di nascosto, scoprendo la sua maledizione. La triste principessa infranta dal dolore decise che il Castello di Lusignan non sarebbe stato più la sua dimora, neppure quel mondo crudele terrestre.

Melusina, disprezzata con tanto odio, con disperazione ritornò nel Mare del Nord, lasciando per sempre la natura umana per vivere come sirena dalle due code. Ogni sabato al calar del sole, quando il mare è in tempesta, si ode il lamento straziante di una creatura ancora disperata dal suo triste destino.

Rachel Valle © 2015

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