MARTIRIO DI SAN LORENZO, 1565-69, AFFRESCO, BRONZINO, BASILICA DI SAN LORENZO, FIRENZE – IL GIARDINO DI RACHEL (3807385327)

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MARTIRIO DI SAN LORENZO, 1565-69, AFFRESCO, BRONZINO, BASILICA DI SAN LORENZO, FIRENZE – IL GIARDINO DI RACHEL (3807385327)

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L’ultima opera del Bronzino è lo stravagante martirio di San Lorenzo, massima espressione della pittura manierista, conservato lungo la navata sinistra della Basilica di San Lorenzo, dietro il pulpito della Passione di Donatello. È un affresco di grandi dimensioni, realizzato alla fine degli anni ’60 del Cinquecento, molto criticato già subito dopo la sua realizzazione per l’eccessiva presenza di nudi per quel periodo di piena Controriforma. Il colto Raffaello Borghini criticò questi nudi per la loro indecenza: “Sono tutti nudi o di pochi panni ricoperti, cosa molto disconvenevole”. Quella nudità, secondo il pensiero dell’insigne fiorentino, era sconveniente sia per i romani dell’epoca di Valeriano (ritratto a destra), sia per la loro collocazione all’interno di una chiesa Cristiana Cattolica.

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Il tema dell’affresco è il martirio di San Lorenzo, sdraiato sulla graticola, doveva esaltare la figura del Santo patrono mediceo e non suscitare scandalo a Firenze. Stilisticamente qui il Bronzino è molto particolare, si stacca dalla sua pittura canonica e perlacea, arrivando a snaturare le figure, ovvero: l’artista rende i personaggi simili a manichini senza vita. San Lorenzo sembra in posa e non ha alcun elemento drammatico, è rappresentato nel momento in cui il Santo ironizza con l’imperatore romano, incitandolo a mettere più legna o a girarlo dall’altra parte perché non ancora cotto, decretando la vittoria del cristianesimo sul mondo pagano. Sono evidenti nella raffigurazione anche i “Michelangiolismi” nei corpi, sebbene non mostrino alcun dinamismo plastico, sembrano piuttosto bloccati e senza vita. Le proporzioni dell’anatomia dei corpi non tornano più, probabilmente a Bronzino non interessa più la ricerca formale della perfezione anatomica. Anche i colori perdono la loro naturalezza, sono diafani, manca volutamente il chiaroscuro e la conseguente volumetria. È uno stile, quello di Bronzino, che ricorda di più i colori cangianti delle opere di Pontormo. A detta degli studiosi, la posa della figura di San Lorenzo è una ripresa, sdraiata, dell’Idolino di Pesaro, oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Bronzino riproduce lo stesso gesto con la mano. L’Idolino fu scoperto a Pesaro intorno al 1530 e, poco dopo, entrò nelle collezioni di Cosimo I de’ Medici. In quell’anno Bronzino si trovava a Pesaro, per le commissioni dei Della Rovere, signori di Pesaro e Urbino, probabilmente fu presente al ritrovamento della scultura datata 14 d. C., copia romana di una statua greca del V secolo avanti. È possibile che la citazione dipenda da una visione diretta durante la scoperta, oltre che dalla presenza dell’opera nelle collezioni medicee. È da notare la posa virtuosistica e irreale del carnefice che attizza il fuoco: è un virtuosismo manierista, mentre la figura di spalle richiama Michelangelo della Cappella Sistina.

Rachel Valle © 2017

 

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