VIRTÙ - IL GIARDINO DI RACHEL (3807385327)
“… Non vogliate negar l’esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120)
Nel XXVI canto dell’inferno della Divina Commedia Dante Alighieri, per bocca di Ulisse, incoraggia i suoi compagni nell’impresa del folle volo, come lo definisce il Sommo Poeta e mitiga il senso del pericolo: solo con la forza della virtù e la conoscenza si possono affrontare viaggi incredibili.
Quali sono le virtù che muovono lo spirito dell’uomo all’avventura spirituale?
Virtù è un termine che originariamente non portava un significato etico-morale, solo in seguito, fu di fondamentale importanza per tutte le dottrine filosofiche e religiose. La parola Virtù (dal latino virtus; in greco ἀρετή aretè) è la disposizione d’animo volta al bene senza considerare un premio finale. È, dunque, la capacità di un individuo di eccellere nelle sue azioni quotidiane, di essere virtuoso come “modo perfetto d’essere e di agire” nel mondo. La donna e l’uomo esercitano la virtù amando e perseguendo la via spirituale secondo i criteri dettati dalla consapevolezza e la magnanimità del proprio “Io” interiore.
Nel mondo antico la Virtù assunse significati molto diversi rispetto alla visione monoteista ebraico-cristiana, per esempio Omero esalta la virtù militare nelle sue opere letterarie, dove i protagonisti sono eroi del coraggio e della destrezza bellica. Cicerone, d’altro canto, trova la radice del vocabolo Virtus nell’uomo stesso (Vir = Uomo), lontano da un significato religioso e sempre vicino alla forza d’animo mossa dall’uomo coraggioso, infatti, la “Fortitudo” è il sentimento che aiuta l’uomo al superamento del dolore e della morte (Tusculanae disputationes, II, 18). Il filosofo Socrate indaga il significato morale della virtù, sostenendo che è strettamente collegato al mondo del sapere, alla conoscenza e all’azione stessa dell’uomo.
Con l’avvento del pensiero monoteista ebraico-cristiano la virtù cessa di avere una connotazione prettamente umana, alle quattro Virtù Platoniche, chiamate nel mondo cristiano Virtù Cardinali (Fortezza, Prudenza, Giustizia e Temperanza) si aggiungono le tre Virtù Teologali (Fede, Speranza E Carità) che inducono l’uomo a seguire la via dello spirito verso D-o. Quest’ultime non appartengono alla sfera umana ma sono espressioni celesti infuse nell’uomo da D-o stesso. Per Sant’Agostino l’unica ed esclusiva virtù è l’amore di D-o, che muove l’individuo a seguire la retta via vivendo in santità. Sant’Agostino afferma ed esalta l’amore divino: D-o stesso è Amore e non è una conquista dell’uomo, D-o produce la virtù nell’uomo anche senza la sua presenza. San Tommaso d’Aquino nella sua Summa Theologiae riprende la visione etica Aristotelica ed esalta il pensiero di Sant’Agostino. L’uomo raggiunge la virtù grazie al proprio impegno ma D-o infonde per primo quella grazia in lui, la sua condizione di finitezza, del limite umano, è superata solo mediante l’Amore Divino e dall’abbandono incondizionato alla sua grazia. Il dono delle virtù teologali di D-o all’uomo è strumento di salvezza, aiuto indispensabile per un cammino spirituale e di vittoria sul male.
Rachel Valle © 2017