LABIRINTO AFFASCINANTE ARCHETIPO
con IL GIARDINO DI RACHEL (3807385327)
Il labirinto è forse una delle più antiche rappresentazioni iconografiche e simboliche che appartiene alla storia dell’uomo. Nell’immaginazione collettiva il labirinto è sempre associato al più famoso dei labirinti della mitologia greca, ed è quello fatto costruire da Minosse a Cnosso, grazie all’arte di Dedalo. I miei studi riguardo agli archetipi e ai simboli in generale mi hanno fatto incrociare la figura del labirinto in Valcamonica, uno studio approfondito della Dott.ssa Silvana Gavaldo, del Centro Studi Preistorici in Valcamonica. Ero completamente ignara della presenza della figura del labirinto già in quest’epoca preistorica. La Dott.ssa Silvana Gavaldo nella sua ricerca mette in evidenza i confronti iconografici del labirinto nell’arte rupestre soprattutto presenti in Europa, inserendo i labirinti incisi in Valcamonica nel più ampio quadro del pensiero mitico-simbolico delle origini dell’Europa stessa.
È incredibile che la stessa rappresentazione del proto-labirinto si trovi contemporaneamente nell’Italia settentrionale, in Cornovaglia e in Spagna durante l’età del ferro. La definizione classica che noi diamo al “Labirinto” è quella di un percorso che da un punto d’accesso conduce a un centro attraverso un andamento rotatorio e circolare con inversioni di percorso. Raggiunto il centro, per uscire è necessario ripercorrere all’inverso il cammino fatto. In realtà la definizione precisa di labirinto contenuto in un cerchio è più tarda, ci sono precedenti iconografie che mostrano lo stesso concetto con forme diverse. La più antica è sicuramente quella costituita di meandri che si avvicinano alla forma circolare concentrica e alla tripla cinta druidica, che ha un andamento rettilineo più regolare perché il dedalo è contenuto in un quadrato. Contrariamente all’idea moderna di labirinto, costituito di un percorso intricato difficile da perseguire perché costellato di tranelli, vicoli ciechi che confondono l’orientamento, alla sua origine la rappresentazione del labirinto indicava un percorso obbligato, senza intrichi fuorvianti, pur mantenendo il concetto base di perdita della propria direzione.
Il labirinto, dunque, fin dalle sue origini rappresenta un percorso iniziatico dell’individuo che mette alla prova se stesso e le lue certezze sfidando l’incognita dell’ignoto. I meandri con andamento a spirale inducono non solo la perdita del rassicurante quotidiano ma, a un livello superiore, anche l’abbandono della propria coscienza. Prima dell’avvento delle società strutturate, stanziali e religiosamente organizzate, l’uomo affrontava il percorso di un labirinto come prova della sua esistenza nel mondo, dimostrando di esserne parte integrante. Il labirinto è, quindi, una manifestazione d’intelligenza e la sua rappresentazione grafica indica la consapevolezza di credere oltre il visibile, avvicinandosi al mondo spirituale.
Il labirinto si avvolge su se stesso e il termine è anche il centro, mentre i meandri differiscono per la loro natura lineare, di certo un fattore comune è rappresentato dalla scelta dell’individuo di accedere a questo percorso. Il rischio di non essere in grado nell’affrontare il percorso è rappresentato, nel caso del labirinto classico, dal fallimento, cioè la frustrazione di non compiere le scelte giuste per giungere al centro, punto finale del proprio cammino.
Il risultato di un processo mentale che viene da lontano, dal passato remoto, di porre rimedio al caos o dare spiegazioni ai fenomeni ignoti della natura si traduce con la rappresentazione grafica del labirinto. Ecco, quindi, la spiegazione di un linguaggio comune a tutte le società primitive che sarà tramandata alle future generazioni con un significato iconologico differente, pur mantenendo la stessa rappresentazione iconografica.
Nel II millennio a. C. nel Tempio di Cnosso, a Creta, è ripresa a piene mani l’iconografia del labirinto con un’accezione misterica e claustrofobica. Il centro del labirinto da raggiungere implica una prova fisica e tangibile della paura. All’archetipo si aggiunge il mito.
LA LEGGENDA DEL MINOTAURO
La leggenda racconta che il Minotauro, essere per metà uomo e per metà toro, nacque dall’unione carnale della regina di Creta Pasifae e il Tauro, dopo una vendetta di Poseidone nei confronti di Minosse, re cretese. Minosse fece realizzare e costruire dall’architetto Dedalo un labirinto nel palazzo di Cnosso per richiudere il Minotauro, un abominio della natura. Dopo la morte del figlio, ucciso dagli ateniesi, il re di Creta come punizione pretendeva ogni anno l’olocausto di sette vergini e sette fanciulli provenienti da Atene per sfamare il Minotauro, che si nutriva di carne umana. Tèseo, figlio di Egeo, volle far parte del gruppo di giovani da sacrificare. Dopo l’arrivo di Tèseo a Creta, Arianna, figlia di re Minosse s’innamorò perdutamente dell’ateniese, per rendergli salva la vita offrì la soluzione per uscire indenne dal labirinto, offrendogli un gomitolo di lana. Tèseo giunse dinanzi al Minotauro, lo affrontò e lo uccise con la spada, uscendo salvo dal labirinto grazie all’astuta strategia di Arianna.
L’Èpos greca, rispetto al senso originario del labirinto, realizza una struttura complessa di significati simbolici, intrisi di sviluppi psicologici, personificati da personaggi reali che interpretano i differenti ruoli nel teatro-labirinto. Il labirinto perde la sua connotazione materiale per una rappresentazione metaforica della vita, indaga le passioni, le paure e il mistero delle scelte umane. L’architettura mentale prende il sopravvento all’ingenua ricerca primordiale, il processo d’iniziazione rimane alla base ma congestionato di sfumature emotive e psicologiche. Il Minotauro è l’istintività bassa dell’uomo, collegata alla terra, al piano fisico, che deve essere domata dalla nostra razionalità e coscienza (Tèseo), depurandola dalle passioni per elevare lo spirito ad una condizione più alta. È necessario l’aiuto provvidenziale di un filo (Arianna) che ci tenga stretti per raggiungere la meta, salvando la nostra essenza. Il labirinto è, quindi, una sorta di viaggio interiore che, a volte, si rivela tortuoso e periglioso come la vita, è un percorso iniziatico quando l’uomo decide di abbracciare la spiritualità lasciando la propria terrestrità. L’avventura del labirinto ha, in questo caso, un significato di morte simbolica, un viaggio nel mondo degli inferi, un iter oltre il visibile.
Questo schema d’iniziazione dell’uomo per una sua salvezza interiore è interpretato nel medioevo in un’ottica cristiana: la dinamica psichica è mediata dal concetto di fede. Il Minotauro è trasmutato in Lucifero, che può essere sconfitto solo attraverso la forza della fede in Cristo (Tèseo), figlio di D-o, con l’ausilio della provvidenza (Arianna). Il centro del labirinto è l’alfa, la genesi del mondo, è il punto d’inizio del D-o creatore, che con il compasso della vita genera il tutto, l’Architetto celeste traccia il limite, dove contenere il caos mediante la regola e l’ordine. Il centro del dedalo è il punto di rinascita per il neofita, rappresenta l’approdo alla Città di D-o, convertendosi e perseguendo la via della salvezza.
IL LABIRINTO DI CHARTRES
Fra le più celebri rappresentazioni medievali del labirinto sicuramente è da citare il mosaico pavimentale presente nella cattedrale di Chartres, splendido esempio di gotico francese. Lo stile gotico è la massima espressione artistica del concetto simbolico dell’ascesa spirituale dell’uomo verso D-o, la cattedrale è l’involucro che racchiude un universo di significati simbolici, una lode concreta al Grande Architetto perseguita dal più alto pensiero umano. La cattedrale è così realizzata da mani sapienziali attraverso l’utilizzo delle proporzioni, dalla ripetizione della sezione aurea pitagorica (1,6180339…) in ogni sua forma e costruzione e dall’importante utilizzo della luce.
Il labirinto del pavimento della cattedrale di Chartres, realizzato con marmo bianco e nero, rappresenta simbolicamente la dualità degli opposti, il conflitto interiore della natura umana, la battaglia spirituale dei principi: bene/male, luce/ombra, maschile/femminile, sole/luna, che corrisponderà in seguito allo stesso significato del pavimento a scacchi delle logge massoniche.
La sua forma è circolare, contiene meandri che seguono un andamento spiraliforme, il suo diametro misura 12,87 m. Il percorso al suo interno è di 200 m. circa, le sue proporzioni sono le stesse del rosone centrale del lato occidentale. Per raggiungere il centro dall’ingresso principale bisogna percorrere 261,5 m. Le pietre bianche sono 365, quelle nere 273, ed i rispettivi numeri fanno riferimento al calendario solare e lunare (i giorni dei 13 mesi dell’anno lunare ebraico sono 27,3; e 27 giorni sono anche quelli del ciclo femminile).
Il centro del labirinto sarà raggiunto dall’iniziato, da chi, attraverso le prove, avrà dimostrato di essere degno di accedere alla rivelazione misterica.
Il labirinto del pavimento della cattedrale di Chartes ha anche un significato solare. Nella tradizione cabalistica ha una funzione mistica ed è uno dei segreti attribuiti a re Salomone. Nella Bibbia è descritta la presenza di un labirinto nel cortile davanti al Tempio di Salomone. Ecco perché alcuni labirinti presenti nelle cattedrali, realizzati da una serie di cerchi concentrici interrotti in alcuni punti, sono chiamati “Nodi (o labirinti) di Salomone”. Secondo gli alchimisti il percorso conduce all’interno di se stessi, verso un celato santuario interiore. Il centro rappresenta il raggiungimento dell’opera alchemica: all’interno del labirinto si opera una vera e propria trasmutazione dell’io, che si afferma sulla via del ritorno, nel passaggio dalle tenebre alla luce.
Rachel Valle © 2017