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KENAMUM, IL MISTERO DELL’UNDICESIMA MUMMIA
Qualche anno fa, era il 2014 se non mi sbaglio, uscì un articolo sorprendente circa l’identificazione di una mummia e la sua incredibile vicenda, ma andiamo in ordine.
Il Museo Egizio, secondo in Italia solo al famoso Museo Egizio di Torino, si trova qui a Firenze nel Palazzo della Crocetta, accanto alla splendida chiesa della Santissima Annunziata. Le collezioni medicee furono ampliate all’epoca del Granduca di Toscana Leopoldo II, uomo affascinato al fenomemo dell’egittomania che stava esplodendo nel corso dell’Ottocento, soprattutto dopo le campagne napoleoniche. Il Granduca di Toscana Leopoldo II, insieme al re di Francia Carlo X, organizzò una spedizione scientifica in Egitto negli anni 1828 e 1829. La spedizione fu chiamata “Franco-Toscana”, fu seguita dalla parte francese da Jean François Champollion, il decifratore dei geroglifici, e dal professore pisano Ippolito Rosellini, padre dell’egittologia italiana. La spedizione scientifica si rivelò molto preziosa per tutto il materiale archeologico di enorme importanza. Al termine della spedizione nel 1829, tutto il materiale archeologico fu imbarcato in grosse casse di legno nel piroscafo dal nome emblematico di “Cleopatra” alla volta delle coste italiane. Fra i reperti, oggetti e rarità egizie erano indicate ben undici mummie, che dovevano essere consegnate al Granduca Leopoldo II che aveva finanziato l’impresa. A destinazione arrivarono solo dieci mummie perfettamente conservate. Negli archivi di Praga, allora sede del Granduca Lorenese, la lista di Ippolito Rosellini ne specificava undici. Dal 1829 al 2014 ca. si persero completamente le tracce, anche per via della collocazione distante dei documenti d’archivio, a Praga. Il mistero è stato risolto dalla Prof.ssa Betrò, presidente del Sistema museale di ateneo di Pisa, che è riuscita a ritrovare il sarcofago nei magazzini del museo egizio di Firenze e lo scheletro di Kenamun nel museo della Certosa di Calci.
La Prof.ssa Betrò era da un po’ sulle tracce della mummia mancante perché stava studiando un carteggio di Ippolito Rosellini, era a conoscenza che al Museo Archeologico Nazionale di Firenze erano presenti sette mummie appartenenti alla spedizione Franco-Toscana, il caso ha voluto che, proprio in quel periodo, incrociasse il direttore del Museo di Calci Roberto Barbuti. Il Prof. Barbuti aveva da poco “ritrovato” nei depositi del museo di Calci uno scheletro, il cui teschio mostrava una scritta inequivocabile: “3064 (numero di catalogazione) Scheletro di una delle mummie portate d’Egitto dal professor Rosellini”. La Prof.ssa Marilina Betrò, a quel punto, ritornò a cercare nei magazzini del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e la sua indagine fu premiata con la riscoperta del sarcofago dell’undicesima mummia. Dopo l’analisi attenta dei testi geroglifici sul sarcofago, la Prof.ssa Marilina Betrò ha identificato la mummia con il Gran Maggiordomo da camera Kenamun, un personaggio assai importante, la cui tomba fu scoperta sulla riva ovest del Nilo, nei pressi di Luxor.
PERCHÉ L’11° MUMMIA ERA FINITA AL MUSEO DI STORIA NATURALE DI CALCI E NON ARRIVÒ MAI A FIRENZE?
La Prof.ssa Marilina Betrò ha stilato una verosimile ipotesi: Ippolito Rosellini era amico dell’allora direttore Paolo Savi del Museo di Storia Naturale di Calci, che all’epoca aveva sede a Pisa, probabilmente lasciò all’amico la mummia per studiarla. Questo gesto generoso, in realtà, nasconde un fatto che era accaduto durante il viaggio di ritorno con il piroscafo “Cleopatra”. La nave fu investita da una mareggiata prima di giungere a Livorno, pare che il carico fosse danneggiato parzialmente perché si creò una falla nella stiva, allagando tutta la zona adiacente, dove erano raccolti i materiali scientifici. Il sarcofago fu portato a Firenze e confinato nei depositi, probabilmente dimenticato nel corso del tempo perché non era in condizioni ottimali, mentre la mummia di Kenamun fu destinata allo studioso Paolo Savi.
MA CHI ERA KENAMUN?
Kenamun era un importante funzionario della XVIII dinastia, “Gran Maggiordomo”, governatore della città di Perunefer (il principale porto del Delta) e fratello di latte del faraone Amenofi II (1424-1398 a.C.). Kenamun e il faraone Amenofi II erano strettamente legati l’uno all’altro, condivisero l’amore per la caccia al leone e tutti i privilegi del palazzo reale. Non si hanno notizie certe circa la sfortuna che coinvolse Kenamun dopo la sua morte, probabilmente era caduto in disgrazia a causa della famiglia originaria, tanto che il suo sarcofago fu spostato dal luogo della sua prima sepoltura in quello privato della famiglia. Ci sono, infatti, tracce che testimoniano la “damnatio memoriae” nella sua tomba a Tebe, tutti i cartigli che riportavano il suo nome furono erasi.
Rachel Valle© 2017
IL GIARDINO DI RACHEL
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