GOSSIP D’AUTORE CON IL GIARDINO DI RACHEL (3807385327): SARA COPIO SULLAM, UN’EBREA ERUDITA A VENEZIA

GOSSIP D’AUTORE CON IL GIARDINO DI RACHEL (3807385327):

SARA COPIO SULLAM

UN’EBREA ERUDITA A VENEZIA

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Quando si pensa al dibattito culturale durante il periodo del Rinascimento maturo, inevitabilmente, ci riferiamo ad una società patriarcale, i cui dibattitti artistici, politici, religiosi e filosofici, erano monopolio e dominio esercitati dall’uomo. La figura femminile in questo contesto storico può apparentemente risultare in una posizione marginale perché non ha la giusta visibilità. La storia letta con uno sguardo superficiale può far passare il messaggio che la condizione femminile era solo legata ad attività domestiche o di rappresentanza, ma l’emancipazione femminile si è realizzata nel corso dei secoli in un silenzioso cammino. È nota la voluta assenza delle donne nel panorama culturale perché era consuetudine negare l’istruzione e l’accesso alla conoscenza nel corso della storia. La realtà supera la fantasia e i luoghi comuni, basta saper cercare nelle pieghe della storia i nomi di quelle donne che mossero il filo dell’emancipazione dal punto di vista socio-culturale. Le donne colte c’erano eccome, certamente appartenevano all’alta società, non sono eccezioni bensì nomi, a volte, caduti nell’oblio della storia. Il Rinascimento italiano è popolato da importanti voci poetiche femminili, donne indipendenti e poco convenzionali… Ecco alcuni nomi: Moderata Fonte (1592), Laura Cereta (1469-1499), Maddalena Scrovegni, la prima donna umanista che si conosca. E ancora Gaspara Stampa e Veronica Franco a Venezia, nel 1546 a Firenze Tullia d’Aragona, Renata di Francia, protettrice dell’umanista italiana Olimpia Morata; Margherita d’Angoulême, sorella di Francesco I, con sua figlia Jeanne d’Albret; la marchesa di Pescara, Vittoria Colonna, Isabella d’Este, alla corte di Mantova; sua sorella Beatrice, alla corte di Milano; la dedicataria degli Asolani del Bembo, Caterina Cornaro; la duchessa di Urbino, Elisabetta Gonzaga, Caterina de’ Medici; Elisabeth Tudor, Caterina d’Aragona. C’erano donne erudite in Inghilterra, come le tre figlie di Tommaso Moro, Margaret Beaufort, Elisabeth Tudor. In Italia, ancora, si ricorda Battista Sforza da Montefeltro, Cassandra Fedele, Alessandra Scala e la protestante Olimpia Morata e molte altre… La donna protagonista di questo breve articolo è, forse poco conosciuta al grande pubblico, si tratta di Sara Copio Sullam, “La Bella Ebrea” di Venezia, vissuta alla fine del cinquecento nella Serenissima, contribuendo a creare il fermento culturale della città lagunare di quel periodo.

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La bella Sara Copio (1592? – 1641), nacque a Venezia alla fine del ‘500, era figlia di Simone Copio, uno dei maggiorenti della Comunità Ebraica di Venezia fu data in sposa a Giacobbe Sullam. Fin dalla giovane età Sara Copio ebbe un’ottima istruzione, ospitò nella sua casa in Ghetto Vecchio poeti e scrittori illustri, guidata, nella sua preparazione culturale dal famoso Rabbino Leone Modena, figura di spicco dell’ebraismo italiano in quegli anni, che a lei dedicò la sua tragedia Estèr.

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La poetessa Sara Copio Sullam fu celebrata dagli intellettuali suoi contemporanei per la sua ricca cultura e la sua singolare bellezza. La sua grande sensibilità si manifestò precocemente nella composizione di rime e in quella musicale. Sara era un’erudita, conosceva approfonditamente teologia, filosofia, era esperta nelle lingue, nell’astrologia, nella storia della religione ebraica e nella letteratura rabbinica. Del tutto singolare fu l’impegno di Sara Copio Sullam a fondare un cenacolo accademico costituito d’intellettuali ebrei e non ebrei, nella sua casa, nel Ghetto Vecchio di Venezia. Sebbene il suo impegno letterario fosse notevole, ci sono pervenuti pochi documenti della sua produzione in rime, invece, maggiori sono le testimonianze indirette che descrivono il suo interessante profilo di poetessa. Sara Copio Sullam ebbe un copioso scambio epistolare con il genovese Ansaldo Cebà, un noto autore del tempo appartenuto all’Accademia degli Addormentati, un carteggio di cui sono sopravvissute solo le lettere dell’uomo. Dalle lettere si evince che la bella veneziana avesse una grande capacità dialettica tale da condurre discussioni di stampo teologico e filosofico con il letterato Ansaldo Cebà. Sara Copio Sullam era, dunque, una raffinata interlocutrice nel dibattito inter – religioso ad alti livelli, inoltre, fiera di essere ebrea denunciava la situazione d’ingiustizia che viveva la sua comunità ebraica nella prima metà del ’600. Mai cedette ai ripetuti tentativi di conversione operati dal genovese Ansaldo Cebà durante gli anni della loro corrispondenza.

L’unico testo che ci è pervenuto è il suo “Manifesto” del 1621 come risposta pubblica al testo del volumetto di Baldassare Bonifacio che la accusava di non credere all’immortalità dell’anima.

“Manifesto di Sarra Copia Sullam Hebrea. Nel quale è da lei riprovata e detestata l’opinione negante l’immortalità dell’Anima, falsamente attribuitale dal Sig. Bonifaccio”

“O di vita mortal forma divina,

E dell’opre di Dio mèta sublime,

In cui se stesso e ’l suo potere esprime,

E di quanto ei creò ti fe’ Reina,

Mente che l’uomo informi, in cui confina

L’immortal col mortale, e tra le prime

Essenze hai sede, nel volar da l’ime

Parti là dove il Ciel a te s’inchina:

Stupido pur d’investigarti or cessi

Pensier che versa tra caduchi oggetti,

Che sol ti scopri allor ch’a Dio t’appressi”

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Il volumetto di Baldassare Bonifacio consta di una serie di argomentazioni teologiche e filosofiche che non fanno riferimento all’immortalità dell’anima, bensì cela l’eterna diatriba sulla superiorità religiosa e l’unico credo da seguire, cioè la fede cristiana cattolica. L’episodio testimonia, quindi, la partecipazione diretta e accorata di Sara Copio Sullam grazie alla sua fine intelligenza e preparazione per nulla intimorita dal panorama intellettuale maschile, che la voleva screditare perché donna ed ebrea. Sara Copio Sullam testimonia con questa vicenda l’assioma del tempo: alle donne non era garantito l’accesso allo studio e al pubblico dibattito del tempo non perché donne ma per una mentalità patriarcale. L’eccezione della poetessa Sara Copio Sullam è confermata dai giudizi positivi di chi la conobbe personalmente, altre personalità femminili del mondo ebraico, che vissero nel cinquecento, affermano l’indipendenza intellettuale, ad esempio Donna Gracia Mendez (Beatrice De Luna) e Donna Benvenida Abravanel. Le due donne spagnole contribuirono, per i loro meriti, a mostrare il rapporto tra ebraismo, erudizione e questione femminile.

Rachel Valle © 2017

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IL GIARDINO DI RACHEL

Francesca Rachel Valle – Florence Guide

francesca.valle@yahoo.it

Cell. 380 7385 327

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