GRACIA NASI MENDEZ DETTA BEATRICE DE LUNA articolo di Rachel Valle per IL GIARDINO DI RACHEL (3807385327)

GOSSIP D’AUTORE CON IL GIARDINO DI RACHEL(3807385327):

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GRACIA NASI MENDEZ

DETTA BEATRICE DE LUNA

(Portogallo 1510 – Istanbul 1569 ca)

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Agnolo di Cosimo detto il “Bronzino”, fu il pittore prediletto di Eleonora di Toledo (Leonor Álvarez de Toledo y Osorio), che esaltò la straordinaria bellezza della Duchessa di Toscana nella serie di ritratti privati, oggi conservati nei musei più famosi al mondo. Bronzino era legato ad Eleonora non solo come ritrattista di corte ma anche di sincera amicizia; la Duchessa di Toscana pubblicamente aveva un atteggiamento algido dovuto al suo rango e al suo ruolo, ma in privato Eleonora era una madre amorevole e donna premurosa. Bronzino seppe cogliere la sua totale essenza, rendendola eterna nelle sue opere.

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Spesso i titoli dei dipinti celano delle verità nascoste, indossano definizioni convenzionali quasi rassicuranti, ad esempio: “Madonna con Bambino” oppure “Ritratto di giovane donna con figlio”, mentre nel primo caso chiunque sa riconoscere l’identità della Vergine Maria, nel secondo esempio rimane anonima. Nel dipinto di Bronzino “Ritratto di giovane donna con figlio”, oggi conservato alla National Gallery of Art di Washington, il titolo forse è volutamente generico perché, in realtà, l’identità della bellissima donna dipinta era assai nota ma oggi risulta pressoché sconosciuta. Il nome della giovane donna all’epoca era conosciuto come Beatrice De Luna, ma il suo nome segreto era Gracia Nasi, una donna ebrea convertita forzatamente al Cattolicesimo durante il periodo del primo cinquecento.

Gracia Mendez Nasi, alias Beatrice De Luna, era una marrana, nata intorno al 1510 in Portogallo, dove la sua famiglia si era rifugiata dopo l’editto di espulsione degli ebrei dalla Spagna. La famiglia Nasi cambiò l’originario cognome in De Luna e pubblicamente si mostrava di fede Cristiana Cattolica a tutti gli effetti, mentre nella sfera privata continuava segretamente a professare l’Ebraismo. Gracia, che corrisponde all’ebraico Hannah (raffinatezza), fu educata occultamente al Giudaismo e continuò a sentirsi ebrea per tutta la sua vita. A Lisbona, Gracia Nasi – Beatrice De Luna sposò il mercante Francisco Mendez, da cui ebbe una figlia che battezzò col nome della sorella Brianda, la quale sposò il fratello di Francisco Mendez, Diogo, e i due dettero alla loro figlia il nome della sorella di Brianda, Beatrice. Questa sequenza uguale di nomi nella famiglia Mendez, in seguito, ha generato confusione e conseguente difficoltà nella ricostruzione storiografica delle vicende di Gracia. Pare sia certo che i fratelli Mendez fossero, a loro volta, marrani e ciò spiegherebbe molte cose legate agli intrecci familiari, la loro era una società mercantile che si occupava di commerci esteri, in particolare di spezie e stoffe provenienti dal Medioriente. Il Portogallo d’inizio cinquecento era un paese troppo chiuso e poco sicuro, sicché, dopo la morte del marito di Gracia Nasi – Beatrice De Luna, il resto della famiglia Mendez si spostò ad Anversa, dove avevano un appoggio sicuro. A Gracia – Beatrice non fu semplice lasciare il Portogallo, specialmente per i beni e le ricche proprietà in suo possesso, ma non vi era altra soluzione. I numerosi ebrei espulsi dalla Spagna e dal Portogallo trovarono rifugio ad Anversa, formando una comunità importante, spesso dedita alla protezione di esuli giudei in pericolo, aiutandoli a emigrare in Turchia passando dall’Italia. Questo fu esattamente l’iter di Beatrice, ormai ufficialmente conosciuta con questo nome ad Anversa e che viveva pubblicamente da cristiana. Ben presto Beatrice lasciò la città belga, infatti, negli anni quaranta del cinquecento la situazione dei giudei era assai peggiorata, per trovare rifugio a Venezia. Dopo la morte del cognato Diogo, Beatrice ereditò un’immensa fortuna, lei fu l’unica amministratrice del capitale dei Mendez. L’impresa mercantile “Eredi Francisco e Diogo Mendez” fu guidata da Beatrice in modo straordinario, producendo grandi profitti, che si rivelarono prezioso mezzo di salvezza e, al tempo stesso, facevano gola ai suoi concorrenti nei momenti di ostilità.

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Agnolo Bronzino (1503 – 1572) – Ritratto di giovane donna con figlio, particolare, 1540-1550 ca., olio su tavola (98 × 75 cm), National Gallery of Art, Washington (D.C.)

Francesco d’Aragona, discendente della casa reale, mise gli occhi sulla figlia Brianda di Beatrice che non aveva ancora dieci anni. La nostra Beatrice organizzò per la sua famiglia (quasi tutte donne) una vera e propria fuga da Anversa con l’aiuto del nipote Joseph Nasi, passando dalla Francia per approdare a Venezia. La sorella Brianda scelse di vivere a Ferrara alla corte del duca Ercole II, di lì a breve la raggiunse la figlia di Beatrice (Brianda), dopo il 1550, perché a Venezia fu decretata l’espulsione dei marrani. Non si sa come si svolsero i fatti, ma le due sorelle De la Luna si ritrovarono nuovamente insieme a Venezia, sebbene Beatrice fu costretta al domicilio forzato, decretato dalle autorità della Serenissima, per sospetto di essere giudea. Probabilmente, la sorella Brianda fu chiamata in causa perché progettavano insieme il trasferimento a Costantinopoli con il loro immenso patrimonio. Le due sorelle, dopo un lungo accordo, decisero di restare a Ferrara prima di partire alla volta della Turchia a metà del cinquecento, ritornando a vivere come ebree libere. A Ferrara le sorelle De Luna tornarono all’ebraismo, in particolare Gracia – Beatrice si prodigò moltissimo aiutando i giudei convertiti a forza al Cattolicesimo a ritornare alla loro originaria identità. Gracia – Beatrice promosse la pubblicazione della Torah in spagnolo, favorendo così i marrani a riappropriarsi della propria tradizione ebraica. La città Estense era già nota come il centro della produzione editoriale marrana, con la presenza di Gracia – Beatrice, Ferrara fu il punto di riferimento della rieducazione all’ebraismo. Alla fine del cinquecento Ferrara non fu più sicura, sicché le sorelle De Luna partirono per Costantinopoli. La Turchia accoglieva favorevolmente gli ebrei espulsi dai vari paesi non per ragioni umanitarie bensì per la loro capacità imprenditoriale, per la loro grande abilità nei commerci che poteva incrementare lo sviluppo dell’impero turco. Nel 1553 l’impero Ottomano accolse con grandi onori Gracia Nasi, la quale non si fece più chiamare con il nome marrano di Beatrice de Luna; i giudei rifugiati a Costantinopoli la consideravano un modello da seguire, tanto da chiamarla con il titolo di “Señora”. A Costantinopoli la nostra Gracia Nasi continuò il progetto di rieducazione al giudaismo e al sostegno degli ebrei più poveri, si racconta che ogni giorno accogliesse alla sua tavola quasi un centinaio di giudei indigenti. Nella metà del cinquecento la personalità di Gracia Nasi è un caso quasi unico, donna potente e influente che va in contro tendenza al pensiero comune del giudeo rassegnato, fa maggiormente riflettere anche perché è una donna sola e indipendente. Molte fonti dicono che il gesto più eclatante della “Señora” Gracia fu l’acquisto della città di Tiberiade dal sultano di Costantinopoli per creare una città libera per tutti gli esuli ebrei, probabilmente avvenne solo una trattativa e rimase solo un progetto. Il nipote Joseph Nasi, che condivise le traversie dell’amata zia Gracia, invece, fu nominato dal sultano nel 1566 Duca di Naxos. Gracia si spense nel 1569 a Istanbul, città, dove fino al 1890 è attiva una sinagoga a lei dedicata intitolata appunto la Señora.

Rachel Valle © 2017

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Francesca Rachel Valle – Florence Guide

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