GOSSIP D’AUTORE CON IL GIARDINO DI RACHEL (3807385327): L’INDULGENTE PAPA LEONE
Giovanni di Lorenzo de’ Medici è il secondo figlio maschio di Lorenzo il “Magnifico” e la nobildonna romana Clarice Orsini, fu eletto al soglio pontificio nel 1513 con il nome di Leone X, il primo papa nella celebre famiglia fiorentina dei Medici. All’unisono il grido di giubilo dei Fiorentini e dei cittadini di Roma alla sua elezione fu: ”Palle Palle Palle !!!”. Il motto potrebbe sembrare goliardico in realtà si riferisce alle sei palle presenti nello scudo araldico della famiglia Medici. A soli trentotto anni papa Leone X era semplicemente un diacono, all’epoca era una prassi normale. L’iter ecclesiastico era poco ortodosso e non così rigoroso, basti pensare che il figlio di Lorenzo il “Magnifico” a soli sette anni ricevesse la “tonsura”, a meno di quattordici anni Giovanni de’ Medici fu ordinato cardinale. Bastava, dunque, pagare per ottenere le cariche ecclesiastiche richieste. Le scelte dei differenti cardinali all’interno del conclave per eleggere il nuovo vicario di Cristo, in quel momento storico, erano dettate più dall’influenza politica che da una scelta spirituale. Lo Stato Pontificio voleva affermare il suo potere temporale come potenza incontrastata della e sulla Cristianità, considerando che il mondo protestante stava prendendo molto credito nell’Europa settentrionale.
In tal senso Giovanni de’ Medici non aveva molti rivali che lo potessero contrastare in un panorama politico molto controverso. Grazie alle abili manovre del segretario Bernardo Dovizi da Bibbiena, che strategicamente convinse molti cardinali elettori a eleggere un pontefice mediceo dal carattere conciliante e dalla precaria salute, che non sarebbe durato molto, Giovanni de’ Medici il 9 marzo 1513 fu eletto papa con il nome latino Leo X. Nel giro di pochi giorni fu ordinato sacerdote e vescovo (era solo diacono alla vigilia della sua elezione) il 13 marzo e subito investito pontefice con celebrazioni faraoniche come mai s’era visto a Roma. Il suo primo atto ufficiale come capo dello Stato Pontificio fu, appunto, quello di perdonare i cardinali che parteciparono al concilio di Pisa, dove si era tentato di eleggere un antipapa, fu indulgente con molti personaggi che si erano ribellati alla famiglia Medici durante il periodo della Repubblica fiorentina, in particolare con Capponi e Macchiavelli. Questa scelta di papa Leone X mostrava il suo carattere di mediatore e, soprattutto, la sua grande capacità diplomatica.
Le ingenti spese dovute alle guerre contro la Francia avevano dissanguato le casse dello Stato Pontificio, e per quanto papa Leone X cercasse nuovi appoggi politici, per esempio con la Germania, non risolvevano certamente la situazione finanziaria. Come dice il detto “Far di necessità Virtù”, papa Leone X ebbe un’idea incredibile che scosse tutto il mondo religioso: introdusse la dottrina dell’indulgenza, che si riferisce alla possibilità di cancellare la pena temporale, cioè le conseguenze di un peccato, dal peccatore che abbia confessato con pentimento sincero il suo errore e sia stato perdonato tramite il sacramento della confessione. Al perdono e alla totale cancellazione delle colpe era necessario anche il versamento di somme di denaro a favore del clero, dunque, per indulgenza è importante la remissione dei peccati che, altrimenti, verrebbero scontati in Purgatorio.
La teologia cattolica affermava, dunque, che l’indulgenza può essere parziale o plenaria, cioè liberare in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta ai peccati commessi; è ancora oggi disciplinata dai documenti: “Indulgentiarum doctrina” e “Manuale delle indulgenze”.
Quella che sembrava un’azione di recupero finanziario assunse un valore teologico a tal punto da scatenare il frate Agostiniano Martin Lutero, che criticò ferocemente le vendite delle indulgenze.
Dalla citta di Wittenberg nel 1517 iniziarono a circolare le novantacinque tesi sulle indulgenze, le cronache raccontano che lo stesso frate Agostiniano affisse personalmente sul portone della chiesa di Ognissanti dell’università di Wittenberg. Martin Lutero fu inizialmente richiamato e poi allontanato, anche se perdonato. La sua azione, dettata da una forte scelta spirituale, non rimase nel nulla, anzi, ne sorgeva una disputa teologica che coinvolgeva tesi e contro – tesi tra domenicani e agostiniani. Papa Leone X non dette sul momento grande importanza perché riteneva fosse solo una discussione fra religiosi. Comprendendo, però, che era esplosa una scottante questione teologica che poteva mettere in discussione la sua stessa persona, il 15 giugno 1520 intervenne con la sua bolla “Exsurge Domine”, condannando in 41 proposizioni alcune tesi di Lutero e minacciando di scomunica il frate agostiniano se non avesse ritrattato entro un termine le sue posizioni.
Il frate Agostiniano Martin Lutero naturalmente non tenne conto e, soprattutto, ignorò la bolla di papa Leone X. Il 10 dicembre 1520 Martin Lutero bruciò la bolla pontificia nella piazza di Wittenberg, scatenando la rivolta popolare. La reazione immediata di papa Leone X fu la scomunica del frate Agostiniano Martin Lutero il 3 gennaio 1521 con la bolla “Decet Romanum Pontificem”. Si evince da questa vicenda che il potere temporale era dominante all’interno dello Stato Pontificio e, soprattutto, doveva essere conservato a dispetto della spiritualità, creando una profonda ferita per i veri religiosi.
Rachel Valle © 2017
IL GIARDINO DI RACHEL
Francesca Rachel Valle – Florence Guide
francesca.valle@yahoo.it | Cell. 380 7385 327
www.francescarachelvalle.com
https://www.facebook.com/pages/Jewish-Rachel-Tour/417428735089725?pnref=lhc