GOSSIP D’AUTORE CON IL GIARDINO DI RACHEL (3807385327): I BANCHETTI DI LEONE X

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I BANCHETTI DI LEONE X

“Con Leone X il banchetto diventa invece lo specchio del potere pontificio, e la golosità del papa è fuori discussione sia nei pranzi luculliani nel palazzo apostolico che in quelli di caccia alla Magliana”.

Claudio Rendina

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La vera natura di Papa Leone X non era certo quella religiosa, Giovanni di Lorenzo de’ Medici era un colto umanista e raffinato amante dell’arte. Fin da piccino Giovanni fu educato dai migliori precettori quali Calcondila, Poliziano, Ficino, Eginota, Bibiena, scelti dal padre Lorenzo, vivendo così il lusso della casa medicea. La sua carriera ecclesiastica, avviata fin dalla tenera età di sette anni, fu parte integrante del progetto, coltivato dal padre, di ricostruire l’intesa tra la casa Medici e il Papato. Ostentando uno stile di vita elegante e fastoso, usando generosità verso artisti e letterati, papa Leone X si propose, da Roma, quale ideale continuatore della straordinaria stagione che Firenze aveva conosciuto sotto suo padre: il rinascimento culturale e intellettuale delle arti e del pensiero nella “Caput Mundi”. Fu, dunque, un papa umanista che protesse la cultura e gli artisti, ma la sua passione per le bellezze mondane fu giudicata dai suoi contemporanei perfino eccessiva. Il suo inizio di pontificato vide per l’insediamento, preparativi così fastosi che non si aveva memoria nella storia della Chiesa per il successore di Pietro. Furono realizzati apparati effimeri, archi trionfali in occasione delle maestose celebrazioni, commissionati a migliaia gli artisti che giunsero a Roma da ogni parte della penisola. Papa Leone X fu, innanzitutto, un vero principe amante della bellezza e dei piaceri, con uno stile di vita incentrato più sull’aspetto laico che su quello apostolico. Sebbene fosse ligio ai suoi obblighi religiosi, che comportava il suo ruolo, non rinunciava alle sue passioni, amava partecipare alle grandi battute di caccia al cervo o al capriolo, organizzava raffinate rappresentazioni teatrali e indimenticabili riunioni conviviali. L’edonismo e l’amore per l’arte erano le vere protagoniste nella vita di Leone X. La sua corte riproduceva il massimo splendore rinascimentale, tanto da esser ricordata come un’epoca aurea per Roma e il banchetto rappresentò il momento della massima esibizione del potere. Il popolo romano attendeva gli eventi organizzati da papa Leone X come una manna provvidenziale perché in queste occasioni mangiava il cibo “avanzato” dai potenti.

Il cuoco personale di papa Leone X era il “Panunzio”, ossia messer Domenico Romoli, uno dei più importanti padri della cucina Italiana, celebre per aver creato il rinascimento a tavola. Compose la “La singolare dottrina”, un testo fondamentale per l’arte del mangiar bene, cui s’ispirò Pellegrino Artusi.

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A papa Leone X interessava soprattutto gli effetti afrodisiaci che provocava il cibo del suo coppiere sui suoi illustri ospiti. Le prelibate ricette erano ricercatissime e innovative per quell’epoca, durante i famosi carnevali ed i festeggiamenti, papa Leone X doveva incantare le sue “amiche” particolari: Beatrice Ferrarese e Lucrezia da Clarice. Il banchetto offerto da papa Leone X al fratello Giuliano de’ Medici, duca di Nemours, in occasione del conferimento della sua cittadinanza romana fu memorabile. Studiato in ogni suo dettaglio dal “Panunzio”, dal menù alla coreografia: un grande teatro capace di contenere oltre tremila persone fu realizzato in piazza del Campidoglio, infatti, si allestirono sul proscenio tavole imbandite di stoviglie preziosissime e venticinque servizi articolati in cibi ricoperti d’oro. Questo faraonico banchetto fu modello per tutta la nobiltà e la ricca borghesia romana, tanto da essere imitato e proposto per ostentare il lussuoso stile del ricevere a tavola. L’aristocrazia romana faceva a gara per mostrarsi sulla scena gastronomica con sempre nuove e stupefacenti trovate. Al pari dei banchetti di papa Leone X c’era solo il ricchissimo banchiere Agostino Chigi, che soleva far gettare nel Tevere, dopo ogni portata, tra lo stupore del popolo romano, le stoviglie d’argento appena utilizzate anche se, durante la notte, i preziosi piatti erano recuperati con delle reti opportunamente predisposte.

Rachel Valle © 2017

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