LA MADONNA DEL DITO - IL GIARDINO DI RACHEL 3807385327

LA MADONNA DEL DITO”

Il Passetto, noto anche come Corridoio di Borgo o, in gergo romanesco, Coridore de Borgo, è il più lungo tratto rimasto delle mura che Leone IV fece erigere tra l’848 e l’852 d.C. per difendere l’area vaticana dalle eventuali invasioni saracene. Giorgio Vasari s’ispirò a questa struttura per realizzare il suo corridoio, il celebre Corridoio Vasariano, con la medesima funzione. L’uso del Passetto fu provato naturalmente nei momenti particolarmente difficili e tragici per la Chiesa e per Roma: nel 1494 papa Alessandro VI Borgia lo utilizzò per rifugiarsi in Castello quando Roma fu invasa da Carlo VIII di Francia. Nel 1527 è diventato noto soprattutto per la rocambolesca fuga di papa Clemente VII, infatti, il Passetto di borgo fu la sua via di salvezza dalle bombarde dei lanzichenecchi che davano inizio al Sacco di Roma. La leggenda popolare racconta che in via di Porta Castello ci fosse un tabernacolo, posto proprio all’uscita del corridoio, con un’immagine della Vergine Maria, che mossa dalla misericordia, indicò con un dito la via di fuga al pontefice. Nella versione originale la “Madonna del dito” è una pittura a olio su lastra in rame, conservata nella Galleria degli Uffizi di Firenze, realizzata tra il 1660 – 1680 dal pittore fiorentino Carlo Dolci, replicata più volte da altri artisti, diventando così un modello ripreso e imitato anche in tempi più recenti. La “Madonna del dito” è così chiamata perché, dall’azzurro manto della Vergine, spunta il dito indice di una mano. L’assorta e affettuosa dolcezza, l’eleganza e la nobiltà del viso della Madonna, l’intatta materia degli incarnati dipinti con estrema finitezza, con rimandi alla pittura olandese, la nitida messa a fuoco di ogni dettaglio, la predilezione per certi colori, e in particolare per i fondi blu scuro, in tutta la sua luminosa gamma cromatica del mantello, simbolo di divinità, infondono nel viandante devozione, ammirazione e materno sostegno. L’immagine sacra è una mezza figura ed è priva di movimento, ieratica e sublime, è ferma nel momento e cronologicamente indefinibile. Carlo Dolci probabilmente si rifaceva al modello della Madonna Odigitria, Odighítria, o anche Odegétria (dal greco bizantino Oδηγήτρια, colei che conduce, mostrando la direzione, composto di ὁδός «via» e ἄγω, ἡγέομαι «condurre, guidare»), è un tipo d’iconografia cristiana diffusa in particolare nell’arte bizantina e russa del periodo tardo antico. L’iconografia è costituita dalla Vergine Maria con il Bambino Gesù in braccio, seduto in atto benedicente, che tiene in mano una pergamena arrotolata e che la Madonna indica con la mano destra (da qui l’origine dell’epiteto). Carlo Dolci forse s’ispira alla Maestà di Santa Trinita, un’opera di Cimabue, dipinta su tavola, databile intorno al 1282 ca. oggi conservata alla Galleria degli Uffizi.

Breve Articolo dedicato a Franco G.

Rachel Valle © 2017

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