GOSSIP D’AUTORE: IL CROCEFISSO RITROVATO #MICHELANGELO | IL GIARDINO DI RACHEL 3807385327

GOSSIP D’AUTORE

IL CROCEFISSO RITROVATO #Michelangelo

Vasari ci racconta che, dopo la morte di Lorenzo il Magnifico, il figlio Piero il Fatuo chiede ai monaci Agostiniani di Santo Spirito il permesso per il giovane Michelangelo di studiare i cadaveri nell’ospedale lì nei pressi (oggi demolito). Così Michelangelo Buonarroti si reca spesso a Santo Spirito per la dissezione dei cadaveri, esercitando questa pratica “illegale” per la religione Cristiana Cattolica. Dal punto di vista teologico, infatti, il corpo doveva essere preservato integro dopo la dipartita del defunto perché rappresenta il tempio dell’anima. Il morto, quindi, deve mostrarsi davanti a D-o nel giorno del giudizio con il corpo “intero” e la sepoltura, allora, era per inumazione e non per incinerazione. Quando nel seicento Caravaggio prenderà come modello una nota prostituta, morta per annegamento, non è casuale: soltanto per i cadaveri dei ceti bassissimi si permetteva questa pratica sui corpi, anche perché nessuno li andava a reclamare. Dice Vasari che questo Crocefisso ligneo policromo, è stato donato da Michelangelo stesso al priore dei monaci Agostiniani di Santo Spirito come ringraziamento per l’opportunità di dissezionare cadaveri, dunque la possibilità di poter studiare anatomia dal vero. Il Crocefisso è l’unica opera certamente attribuibile, documentata di Michelangelo Buonarroti di legno policromo, ne fa menzione nelle Vite. Il Vasari ha sempre sostenuto che le sculture realizzate con questo materiale povero e con questa tecnica artistica erano opere minori. Il Crocefisso ligneo è, dunque, un’opera “anomala” realizzata da Michelangelo secondo diversi punti di vista. La prima ragione è la scelta del materiale: Michelangelo Buonarroti non ama per nulla il legno, lo lavora raramente, preferisce utilizzare essenzialmente la pietra, ama il marmo lunense o quello bianco di Carrara. Il secondo motivo è la tecnica artistica utilizzata, di conseguenza è incompatibile con il suo modus operandi di Buonarroti. Il terzo punto di vista è lo stile con cui realizza il Crocefisso che non è per nulla “Michelangiolesco”, infatti, il corpo di Cristo crocifisso è troppo esile, la muscolatura è delicata, non ci sono affinità stilistiche che lo conducano alle opere giovanili realizzate in quello stesso periodo.

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Michelangelo sembra ispirarsi alla tradizione tardo gotica, ma molto probabilmente la sua opera trova maggiori somiglianze con il Cristo crocefisso di Filippo Brunelleschi (Cappella Gondi in Santa Maria Novella) per raffinatezza, eleganza e le forme armoniose. L’unica fonte considerata certa è la descrizione di Giorgio Vasari, anche se per tipologia e modalità stilistiche è molto distante dalle opere di Michelangelo. Buonarroti, inoltre, non è policromo come Donatello, è tendenzialmente monocromo nella sua scultura.

Crocefisso Ligneo – Brunelleschi | Crocefisso Ligneo – Donatello

Il Crocefisso ligneo michelangiolesco ha vicissitudini storiche complesse: originariamente era stato collocato sull’altar maggiore di Santo Spirito, poi per lungo tempo si persero le tracce. Si pensò che in occasione della seconda guerra mondiale l’opera fosse andata completamente distrutta, ma già alla fine del XIX, inizio XX secolo non si avevano più notizie.

Il Crocefisso è stato riscoperto solamente nel 1964, da una storica dell’arte tedesca Margrit Lisner, infatti, negli anni sessanta del novecento vide questo manufatto ligneo in una cappella a Santo Spirito e lo fece restaurare all’Opificio delle Pietre Dure. Durante il restauro furono tolte le diverse ridipinture dei secoli successivi e, a lavoro concluso, s’identificò l’opera citata dal Vasari. Il Crocefisso non si era mai mosso dalla chiesa agostiniana. La professoressa Margrit Lisner ha riconosciuto “nella torsione del corpo la firma del Buonarroti”. Dopo il restauro fu portato a Casa Buonarroti e collocato fra le opere giovanili, in seguito nel 2000 è stato spostato nuovamente nella sacrestia in Santo Spirito.

Il Crocefisso ligneo è per tipologia e stilisticamente simile a un altro Crocefisso policromo di minori dimensioni che oggi si trova nella Cappella del Podestà (Maddalena) al Museo del Bargello, attribuito dalla storica dell’arte Cristina Acidini a Michelangelo (2008\2009), ma vi sono molte incertezze circa la paternità. Non ci sono fonti documentarie, non è citato nelle Vite da Vasari e nemmeno dal Condivi, altro biografo di Michelangelo. La Professoressa Margrit Lisner non riconosce in quest’ultima opera la mano di Michelangelo Buonarroti, la fattura è buona ma di qualità inferiore, secondo la sua opinione probabilmente è da attribuire al Sansovino.

Crocefisso Ligneo – Michelangelo, Museo Nazionale del Bargello

Rachel Valle © 2017

 

IL GIARDINO DI RACHEL

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