GOSSIP D’AUTORE: LA CENTAUROMACHIA DI MICHELANGELO| IL GIARDINO DI RACHEL 3807385327

GOSSIP D’AUTORE

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LA CENTAUROMACHIA DI MICHELANGELO

La Centauromachia, come pure la Madonna della Scala, è citata da Giorgio Vasari in Casa Buonarroti, è un’opera appartenuta a Lionardo Buonarroti, nipote di Michelangelo. Lionardo Buonarroti ebbe un ruolo fondamentale nei giorni successivi alla morte dello zio avvenuta a Roma il 18 febbraio 1564. Il corpo di Michelangelo fu posto il 19 Febbraio nella Chiesa dei Santi Apostoli a Roma perché papa Pio IV avrebbe voluto seppellirlo lì, dove rimase fino al 2 di marzo. Il 24 di febbraio Lionardo Buonarroti arrivò a Roma e, dopo pratiche burocratiche legate alla scomparsa dello zio, ritornò il 10 Marzo con il corpo di Michelangelo a Firenze. Fu depositato nella Cappella dell’Assunta, dove fu esposto fino al 12 Marzo. I funerali si celebrarono nella basilica di San Lorenzo e Michelangelo fu sepolto nella basilica di Santa Croce, dove riposa nel suo monumento funebre.

La Centauromachia (Battaglia dei Centauri), è un rilievo marmoreo di medie dimensioni (84,5X90 cm.), appartiene al periodo giovanile di Michelangelo, oggi si trova in Casa Buonarroti a Firenze. L’opera risale al 1492, Michelangelo la realizzò a soli diciassette anni. Secondo le fonti documentali, il soggetto pare gli sia stato suggerito da Agnolo Poliziano: non sarebbe poi così strano visto che in questi anni Michelangelo frequenta gli ambienti di Casa Medici.

Il soggetto della Centauromachia fa riferimento all’antico mito greco, quello della battaglia tra i Centauri e i Lapiti, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio. Michelangelo affronta per la prima volta un tema mitologico, visto da un giovane artista rinascimentale che si confronta con l’antichità. È classica anche per l’ispirazione agli antichi sarcofagi romani, il giovane Michelangelo realizza una composizione molto libera, in cui abbandona le formule tradizionali. Questo rilievo non è solo una prova di abilità del giovane scultore esordiente, è anche il punto d’arrivo delle ricerche quattrocentesche sul nudo e l’avvio di una nuova concezione plastico-dinamica del corpo nello spazio.

La Battaglia dei centauri contro i Lapiti è la leggenda più nota legata alla popolazione della Tessaglia, è un episodio tratto dalle Metamorfosi di Ovidio. In occasione delle nozze del re dei Lapiti Piritoo con Ippodamia, i centauri furono invitati al banchetto, durante i festeggiamenti i centauri si ubriacarono a tal punto che persero la testa. In particolare, il centauro Euritione, ospite di Piritoo, in stato di assoluta ubriachezza, ebbe un comportamento violento e molesto nei confronti delle loro donne, così i Lapiti reagirono con forza allontanandolo fuori dal banchetto, gli mozzarono naso e orecchie. Questo fu il fattore scatenante che dette inizio alla battaglia fra i Lapiti i centauri.

Giorgio Vasari ci racconta che la Centauromachia fu un’opera commissionata da Lorenzo il Magnifico, purtroppo non ci sono documenti che lo possano confermare, ma è probabile che sia dedicata alla sua figura poiché il giovane Michelangelo faceva parte della Corte Medicea di quegli anni. Michelangelo, infatti, alla fine degli anni novanta del quattrocento entrò in contatto con gli intellettuali, i filosofi, le personalità più importanti dell’epoca, conoscendo e apprendendo i principi del Neo-Platonismo, fondamentali per la sua opera di artista e per tutta la sua esistenza.

Il tema della “centauromachia” è di nicchia proprio per il soggetto rappresentato, così potrebbe essere un omaggio “colto” di Michelangelo al suo mecenate. Michelangelo non ha narrato la vicenda, non ha ricostruito la scena mitologica, ma ha voluto rappresentare una lotta furiosa tra guerrieri nudi dalla muscolatura tesa e possente. Sebbene sia un’opera giovanile, è una composizione complessa. Michelangelo rappresenta un tema particolare della mitologia, ma il suo interesse non è rivolto al soggetto in sé, all’azione narrativa della storia, bensì è allo studio dei nudi maschili. Finalmente il giovane scultore ha l’occasione di studiare e rappresentare l’anatomia umana. La Centauromachia è pertanto un saggio di statuaria, perché s’ispira alle statue classiche a tutto tondo, anche se è un bassorilievo con vari aggetti.

 

La figura centrale, in maggiore evidenza, è interpretata come la divinità pagana di Apollo, che interviene nella battaglia fra Centauri e Lapiti, è il perno di tutta l’azione. Dal suo gesto, con il braccio destro alzato e la torsione del busto, si genera un moto rotatorio che sembra trascinare tutte le altre figure. È un’anticipazione, lo stesso movimento che ritornerà cinquant’anni più tardi, nel Cristo Giudice del Giudizio Universale nella Cappella Sistina a Roma. Il particolare sotto il fianco (la cresta iliaca superiore del bacino) sarà la caratteristica che si rivedrà nel David, già in questo bassorilievo si riconosce l’anatomia michelangiolesca. La composizione e il pathos, dovuto anche all’affollamento delle figure, ricordano l’horror vacui nel “Giudizio Universale” della facciata del duomo di Orvieto, opera Gotica di Lorenzo Maitani. La forza dell’opera giovanile di Michelangelo è simile all’energia drammatica espressa dalle opere gotiche così pure ricorda i rilievi di Giovanni Pisano nei Pulpiti di Pisa o di Pistoia. In realtà, l’opera di riferimento per Michelangelo si trova all’interno del Museo del Bargello, nella sala dedicata a Donatello. È un rilievo bronzeo di Bertoldo di Giovanni, suo maestro, che mostra una battaglia fra Romani e Barbari che s’ispira a un sarcofago romano di epoca classica presente al Campo Santo di Pisa.

 

Protagonista assoluto è il corpo umano che esprime energia e movimento, con scorci, torsioni, intrecci, grovigli, in una lotta senza fine, sembra quasi una metafora della vita.

 

Lo spazio non è descritto: i pochi brani del fondo emergono grazie ai vuoti che separano un corpo dall’altro. La profondità del fondo è molto limitata, e in alcuni particolari, addirittura annullata, raggiunge quasi lo stesso livello delle figure. In particolare, colpisce nell’opera il modo in cui lottano le figure: esse non si pongono solo l’una contro l’altra, sembra che vogliano liberarsi, con toni fortemente drammatici, dalla materia stessa che le imprigiona. La traccia ancora visibile dello scalpello, in particolare nella larga fascia in alto e nelle parti più in profondità, rende ancor più evidente la lotta delle figure che sembrano emergere a fatica dal marmo. Questa fatica di emergere, il prender vita dalla massa inerte del marmo, diventa anche l’immagine stessa della creatività dell’artista, anticipando il tema del non-finito. Lo spazio non è vuoto ma materico, concreto, e non è separato dalle figure che sono invece invischiate in quella materia e ne emergono solo grazie alla forza e alla loro energia interiore. La prima figura in basso a sinistra è un’altra citazione dell’antico: lo Spinario. A soli diciassette anni, Michelangelo dà prova di una grande intensità nelle figure rappresentate, che sarà la caratteristica principale della sua arte.

Rachel Valle © 2017

IL GIARDINO DI RACHEL

Rachel Valle – Florence Guide

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