GOSSIP D’AUTORE: IL NASO DI MICHELANGELO di Rachel Valle

 

GOSSIP D’AUTORE

IL NASO DI MICHELANGELO di Rachel Valle

Il volto di Michelangelo che ricordiamo nel busto ritratto di Daniele da Volterra, il brachettone, è davvero quello autentico? Si sa che, leggendo le descrizioni dell’amico Giorgio Vasari, per quanto fosse “Divino” nella sua arte non era altrettanto nella vita reale, infatti, Michelangelo aveva un forte temperamento che spesso sfociava nell’aggressività. Questo suo atteggiamento impetuoso fu proprio la causa del cambiamento del suo aspetto. Se si guarda attentamente il suo naso, la curva che lo caratterizza non ha un andamento naturale, infatti, è frutto di una lite con un altro artista: Pietro Torrigiani. Michelangelo, il genio del Rinascimento ebbe il setto nasale rotto da un pugno sferratogli da questo scultore: la reazione violenta fu scatenata dalle continue prese in giro da parte di Michelangelo. Pietro Torrigiani, a causa di questo pugno, fu addirittura esiliato, in compenso il volto di Buonarroti restò segnato per sempre, alterandolo e reso celebre dagli autoritratti e le poesie. Pietro Torrigiani, grande scultore, passò alla storia più per questo gesto irruento che per la sua arte. Ma come si svolse la vicenda? Lo racconta Benvenuto Cellini: secondo la sua versione Michelangelo e Pietro Torrigiani, in un giorno come un altro, mentre camminavano tra le navate della Chiesa di Santa Maria del Carmine, scherzando come facevano al solito, all’improvviso un pugno chiuso volò sul volto di Michelangelo, lasciando basito il Cellini. Dopo una giornata trascorsa nella cappella Brancacci, Pietro Torrigiani scattò con quel gesto violento e inaspettato perché Michelangelo lo aveva pesantemente deriso fino a poco tempo prima. A freddo Michelangelo non si aspettava di ricevere quel colpo, evidentemente, il collega scultore aveva rimuginato a lungo e all’improvviso tutto l’astio esplose senza un preavviso. Il Torrigiani così ammise al Cellini: ”… mi venne assai più stizza che ‘l solito e, stretto la mana, gli detti sì grande il pugno in sul naso, che io mi sentì fiaccare sotto il pugno quell’osso e tenerume del naso come se fusse stato un cialdone: e così segniato da me resterà insin che vive”.

Quale fu il motivo scatenante? Ci sono molte ipotesi, in primis Pietro Torrigiani sostenne che Michelangelo si fosse comportato peggio del solito nel prenderlo in giro, poiché il Buonarroti era solito “uccellare tutti quelli che disegnavan”. Altri sostenevano, invece, che Torrigiani fosse geloso del favore che Michelangelo riscuoteva fra i committenti. Ci sono anche incongruenze sul luogo del misfatto, infatti, Cellini racconta che il pugno volò nella Chiesa di Santa Maria del Carmine, mentre Giorgio Vasari nel giardino di San Marco. Di là da come si fossero svolti i fatti, una cosa è certa: da quel momento Michelangelo non ebbe più il suo volto. La frattura del setto nasale rimarrà a segnare sempre il volto del Buonarroti. È incredibile che questo banale episodio sarà celebrato in eterno negli autoritratti di Michelangelo, uno fra tutti ad esempio: il volto di San Bartolomeo nella pelle scuoiata nell’affresco del Giudizio Universale, all’interno della Cappella Sistina, tempio della Cristianità. Negli anni venti del cinquecento Pietro Torrigiani è a Siviglia e realizza diverse sculture per il monastero di San Gerolamo di Buonavista. Sono ben conservati al Museo di belle arti di Siviglia un San Girolamo penitente, che mostra proprio il volto somigliante a quello di Michelangelo, col naso tumefatto. In più occasioni, Michelangelo fece menzione del suo volto, era diventata un’ossessione, così scrive: “La faccia mia ha torma di spavento”. Quel pugno, frutto di un’azione impulsiva, fece addirittura esiliare Pietro Torrigiani, tanto che girovagò per tutta Europa. La sua sorte fu segnata, la sua natura violenta lo fece processare e condannare a morte dalla Santa Inquisizione per un atto di blasfemia, aveva infranto con il suo scalpello una statua della Madonna che lui stesso aveva scolpito per il Duca d’Arcos, che poi non lo aveva retribuito adeguatamente. Il gesto fu interpretato come un’azione sacrilega e non come una protesta nei confronti dei ritardi di pagamento da parte del committente.

Rachel Valle © 2017

 

IL GIARDINO DI RACHEL

Francesca Rachel Valle - Florence Guide

[email protected] | Cell. 380 73 85 327

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