FIRENZE BAROCCA E LA CAPPELLA DEI PRINCIPI
Dopo il Manierismo Firenze perse il ruolo di città leader come punto di riferimento per gli artisti e le altre corti italiane ed europee. Firenze non riuscì più a inventare un nuovo movimento artistico, ad eccezione dei Macchiaioli, dalla metà del XVI secolo, così inizierà a importare le forme artistiche da oltre confine. Dal seicento si avrà, dunque, per la prima volta l’influenza di altre città nell’Arte Fiorentina. La città guida del Barocco sarà la Roma dei Papi, le ricchissime committenze saranno elargite dall’élite religiosa romana e sarà richiamo di moltissimi artisti, di conseguenza il barocco fiorentino spesso s’ispira a quello romano. A Firenze, infatti, nel primo seicento arrivarono artisti celebri “non Fiorentini” che iniziarono a lavorare per le più importanti famiglie fiorentine, essendo così una grossa novità per la città del giglio, ad esempio Pietro da Cortona, Luca Giordano, e più tardi Antonio Canova. Con il seicento iniziò il declino di tutta la regione Toscana: accaddero eventi drammatici come la peste del 1631-1633, raccontata dal Manzoni nei Promessi Sposi, ci furono dure carestie e la conseguente crisi dell’agricoltura. In particolare ne risentì moltissimo il mercato tessile legato soprattutto alla lana, che fu sempre un’attività di pregio e punto forte della città di Firenze. Il declino, quindi, fu essenzialmente economico, inoltre, gli ultimi rappresentanti della dinastia medicea fecero delle scelte molto sbagliate: è da ricordare, uno fra tutti, Cosimo II de’ Medici. Il granduca, infatti, chiuse il “Banco Mediceo” perché riteneva che solo le tasse del Granducato potessero bastare alla vita di un regnante e per la sua corte principesca, compiendo un grave errore di valutazione che portò all’inesorabile processo di decadenza finanziaria. Bisogna ricordare però, che il declino ebbe inizio già sotto il governo di Ferdinando I, ma che fu più evidente sotto gli ultimi granduchi, da Cosimo II fino a Gian Gastone che morirà nel 1737, ultimo rappresentante maschile della Famiglia. Il passaggio di testimone in arte da Firenze ad altre città si vede soprattutto in Architettura. Le opere ex-novo in città sono assai rare nel seicento, la maggior parte degli interventi architettonici sono rifacimenti e ristrutturazioni di edifici preesistenti perché i e impegnativi sul piano pratico esecutivo. Le opere architettoniche nel Seicento a Firenze sono, infatti, rifacimenti o rivestimenti in forme barocche di strutture preesistenti. In questo nuovo panorama artistico si affaccia la figura di un nuovo architetto: Matteo Nigetti, cui si affida la realizzazione della Cappella dei Principi, nel complesso di San Lorenzo.
MATTEO NIGETTI – Cappella dei Principi, 1604-1648, San Lorenzo (con Don Giovanni de’ Medici)
La Cappella dei Principi è un’opera ex-novo, a pianta ottagonale, concepita come un edificio isolato, addossato alla Basilica di San Lorenzo, realizzata in stile Barocco. L’idea di istituire un grande mausoleo per i membri della famiglia Medici fu pensata già da Cosimo I, i lavori in realtà iniziarono dal 1604 in poi. Nel 1588 per questo specifico edificio fu fondato l’Opificio delle Pietre Dure, in seguito, fu bandito un concorso per la sua realizzazione dal punto di vista dell’architettura. La Cappella dei Principi è un’opera incompiuta, i lavori andarono a rilento, soprattutto a causa della decorazione interna in commesso fiorentino, perché veramente costosa per l’uso dei materiali.
I lavori proseguiranno fino all’epoca della sorella di Gian Gastone, Anna Maria Luisa de’ Medici, che cercò di terminare il mausoleo della famiglia, poiché ultima rappresentante della dinastia medicea, non riuscendo però nel suo intento. Questa “incompiutezza” si vede nella mancanza della lanterna e dei costoloni esterni marmorei della cupola, doveva ricordare quella più celebre di Filippo Brunelleschi. La cupola è non è stata terminata anche dall’interno perché il progetto originale prevedeva una volta completamente decorata di lapislazzuli, oggi, invece, il soffitto è decorato ad affresco.
L’architetto che vinse il concorso con il miglior progetto per la realizzazione della Cappella dei Principi fu Matteo Nigetti: architetto, scultore, allievo di Bernardo Buontalenti. Non si conosce con certezza la paternità del progetto della Cappella dei Principi, molti studiosi reputano sia opera originale di Matteo Nigetti, oppure altre fonti sostengono che il progetto sia ispirato a dei disegni-progetto di Bernardo Buontalenti. Altri studiosi ritengono, invece, che il progetto iniziale sia da attribuire anche a Don Giovanni de’ Medici, figlio naturale di Cosimo I de’ Medici e di Eleonora degli Albizi, fratello di Francesco e Ferdinando I.
Esternamente l’edificio s’inserisce perfettamente nel tessuto urbano fiorentino, Matteo Nigetti utilizza la Pietra Forte con decorazioni marmoree. Il tratto tipico del Barocco è visibile sotto le finestre con linee curve mediante il processo di “Pietrificazione delle Stoffe” inventato da Buontalenti. La linea curva, sinuosa e morbida è un tratto distintivo del Barocco che è presente nella decorazione degli elementi architettonici, qui in particolare nelle finestre. La seconda caratteristica doveva essere la cupola, che per le sue grandi dimensioni doveva essere la seconda più alta dopo quella realizzata dal Brunelleschi. Lo stile barocco a Firenze corrisponde al gusto della città, infatti, è mediato dall’elemento classico, poco riconoscibile rispetto al barocco romano. All’interno il mausoleo di Famiglia Medici, esclusa la volta del soffitto ad affresco, è realizzato in Commesso Fiorentino: con pietre preziose, semi-preziose, dure, semi-dure, un’opera costosissima. Alla morte di Anna Maria Luisa de’ Medici il pavimento non fu terminato, bisogna aspettare il 1962 quando, l’Opificio delle Pietre Dure ne realizza uno in stile, totalmente rivestito di marmo e in Commesso Fiorentino. Come nella maggior parte degli edifici a Firenze, la pianta della Cappella dei Principi è ottagonale, s’ispira al Battistero. L’interno mostra con più chiarezza le caratteristiche del barocco. Lo stile barocco è fondamentalmente un’espressione artistica che fu usata come strumento di propaganda, per mostrare il proprio potere e ricchezza, è pertanto definita come un’arte propagandistica, la Cappella dei Principi è un perfetto esempio del potere regale mediceo. Il barocco non è solo strumento di celebrazione per le dinastie e del potere temporale ma anche esaltazione della “Morte”. Questo movimento artistico fonda la sua poetica nella visione macabra della vita, un’eccessiva teatralità nel rappresentare i sentimenti, soprattutto quelli legati al passaggio in un’altra dimensione. Scheletri affollano le scene barocche come uno spaventoso monito ai viventi. La Cappella dei Principi è concepita come un mausoleo, co questo spirito, le tombe sono cenotafi, i corpi degli ultimi Medici sono sepolti nella cripta di San Lorenzo. La Cappella dei Principi non è compiuta nemmeno dal punto di vista scultoreo: sulle pareti in commesso fiorentino sono visibili delle nicchie, che avrebbero dovuto ospitare i ritratti idealizzati dei componenti della famiglia Medici. In realtà ne sono state realizzate solamente due da Pietro Tacca, allievo di Giambologna, cioè le statue di Ferdinando I e Cosimo II de’ Medici. La Cappella dei Principi è fortemente caratterizzata dalla policromia e dal contrasto chiaroscurale. Sia la policromia, sia il polimaterismo (l’utilizzo di materiali diversi, le sculture sono in bronzo dorato) sono tipici del barocco Romano (esempio per tutti Bernini), così pure i forti passaggi chiaroscurali, che di solito caratterizzano pittura e scultura, qui i marmi presentano tonalità molto scure (nero, verde scuro, blu intenso). Vi è una forte oscurità nella cappella che la rende di per sé barocca, questa caratteristica tipica del barocco romano non è presente in altre opere fiorentine, insieme alla chiesa di San Michele e Gaetano (per motivi differenti), sono due rari ambienti cupi in città. In fondo alla cappella si vede l’altare, realizzato anch’esso interamente in pietre dure. Tutto intorno alla Cappella dei Principi si alza uno zoccolo, sempre rivestito di pietre dure e di marmi policromi, che mostra come decorazione gli stemmi delle città sottomesse da Firenze (Pisa, Siena, Cortona etc.) con delle anfore funerarie, sempre rappresentate tramite tarsia marmorea, utilizzate anticamente per contenere le ceneri combuste dei defunti (di derivazione etrusca). Al livello superiore si vedono i sarcofagi in pietre dure, destinati ai Medici iniziando da Cosimo I, superiormente la relativa statua bronzea avrebbe dovuto coronare il monumento funebre. Lungo il fregio, che percorre la cappella, ci sono scritti i nomi dei Granduchi defunti. La volta non fu mai realizzata di lapislazzuli, fu affrescata in epoca Neo-Classica tra gli anni 20-30 del 1800 da Pietro Benvenuti, uno dei più importanti pittori neoclassici a Firenze con Storie della “Vita di Cristo” e dell’Antico Testamento.
Rachel Valle © 2016
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