LE IMPANNATE

LE IMPANNATE

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Alla meravigliosa Galleria Palatina di Palazzo Pitti sono custoditi capolavori della pittura italiana, in particolare è esposto un corpus importantissimo di opere dell’urbinate Raffaello. L’artista realizza sacre rappresentazioni e ritratti straordinari dei suoi committenti. Perché il dipinto, esposto nella sala di Ulisse intitolato “Madonna con Bambino, San Giovannino e Sante” è noto al pubblico col nome di “Madonna dell’impannata”? Il dipinto fu commissionato a Raffaello intorno al 1514 dal ricchissimo banchiere Bindo Altoviti, noto avversario di Cosimo I de’ Medici. La tavola, infatti, fu confiscata dal Duca di Toscana, dopo aver rovinato economicamente il banchiere romano. Se si fa attenzione, in alto a destra è visibile una finestra: in realtà sarebbe più corretto chiamarla luce. La finestra come intendiamo oggi la pensiamo sempre corredata di vetri che ne caratterizzano la trasparenza, la funzionalità, la protezione. Essa rappresenta una parte integrante dell’abitazione, cui noi non diamo molta importanza. In passato solo pochissime famiglie si potevano permettere il lusso di avere le luci finestrate di vetro, solo i palazzi di potere o le cattedrali mostravano queste decorazioni vitree: era dunque solo appannaggio dell’élite governativa e religiosa. Un oggetto così banale per noi era davvero uno status symbol in epoca passata. Com’erano allora protette le luci? Il sistema usato in passato per proteggere le luci era basato sulle “Impannate”, cioè si ricoprivano le finestre con dei panni molto sottili, solitamente di lino, che erano stati in precedenza imbevuti di una sostanza oleosa (olio di lino o vischio) su un’intelaiatura di legno. Addirittura questo sistema risale all’epoca romana ed era noto ancor prima fra gli egizi e le culture sumeriche, presso cui si usavano dei teli chiari impregnati di grasso, o piccoli telai di legno con applicati vari materiali, che potevano essere pezzi trasparenti di vescica di maiale, o la pelle di animali ridotta a sottile pergamena. I primi vetri da finestra fanno la loro prima comparsa negli edifici pubblici di Roma al tempo di Augusto imperatore. Le finestre di vetro erano ottenute con il metodo della colatura e montati su telai di legno o di metallo. Quando cadde l’impero romano d’occidente, si persero moltissime tecniche dalla fusione a cera persa alla produzione di questo tipo di vetro e scomparvero questi abili artigiani. Le finestre in vetro riapparvero solo alla metà del XVI secolo, quando fu inventato un nuovo procedimento per fare il vetro piano. Era dunque consuetudine vedere alle finestre le “Impannate”, teli di lino cerati, che erano stesi e tenuti tesi da chiodi sui montanti delle finestre. L’uso dell’impannata permetteva di proteggere le dimore dal vento e le intemperie, costituendo anche un filtro per la luce del giorno, con una scarsa illuminazione degli ambienti. Il vetro era un materiale costoso. Il dipinto di Raffaello è un documento prezioso perché ci mostra le intelaiature cui erano applicate le impannate, davvero interessante è vedere la suddivisione longitudinale dell’apertura della luce con la trama del tessuto sottile. Anche al Museo di Palazzo Davanzati c’è una camera chiamata delle “Impannate”: è tuttavia verosimile immaginare che, almeno inizialmente, anche il resto degli ambienti del palazzo avesse questo tipo di soluzione per le finestre.

Rachel Valle © 2016

IL GIARDINO DI RACHEL – JEWISH TOUR

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