LA CASA DEL BOIA FIORENTINO
A Firenze, come in altre città europee, vi è la “Damnatio Memoriae” per certi luoghi particolari, eppure frequentati e voluti dall’élite governativa. Quando si pensa alle case proibite il pensiero va alle case di tolleranza e luoghi di perdizione. Come ci insegnano gli antichi l’amore è quasi sempre legato al sentimento opposto della morte, la coltre di pudore nasconde la storia delle dimore che offrivano l’amore a pagamento ma ancor più le abitazioni di chi, per professione, infliggeva la morte. Se ai Fiorentini è chiesto dove si trovavano le illustri case di piacere ti sono indicati la “Piazza della Passera”, il vicolo dell’Onestà o altri ancora, ma alla domanda precisa di dove fosse la casa del Boia Fiorentino non si trova alcuna risposta. Eppure il Boia era un ruolo necessario prima dell’abolizione della tortura e della pena capitale del 1786. Cercando tra le fonti, in realtà ci sono davvero poche informazioni, pare che la memoria circa questa scomoda figura sia stata volutamente dimenticata. Al Boia Fiorentino era concessa una casa, un orto e un cavallo dallo stato, sia in epoca della Repubblica Fiorentina sia al tempo del Granducato di Toscana, ma questa dimora doveva essere posta fuori le mura della città oppure ai limiti di Firenze in una zona isolata rispetto al resto delle abitazioni (dopo la metà del XVI secolo). Studiando i documenti dei vari percorsi dei condannati a morte vi sono scarse tracce che ci indicano la “Casa del Boia”, però incrociando le vicende della Compagnia dei Battuti Neri legata all’ultimo conforto spirituale al condannato, si scoprono interessanti informazioni. La professione di boia, prima di diventare un incarico istituzionale, fisso e retribuito era assegnato ad altri condannati a morte o a dei boia forestieri richiesti per la loro prestazione professionale. Davanti all’ingresso di Via Michelangelo Buonarroti, in prossimità del canto con via San Cristofano, sorge un edificio alto quattro piani, è ricordato dalla tradizione come la “Casa del Boia” perché fu per lungo tempo la dimora dell’esecutore ufficiale delle condanne capitali in città. La struttura dell’edificio è isolata su tre lati proprio perché doveva essere visivamente staccata dal resto delle abitazioni comuni. La facciata principale, in Via Ghibellina n° 69, mostra sul primo registro le forme cinquecentesche con conci di pietra forte, mentre i tre piani superiori presentano un gusto stilistico di fine otto e inizio novecento. All’angolo di Via San Cristofano, sulla facciata dell’attuale palazzo, è incisa su un concio di pietra la data 1547 che testimonia l’epoca della costruzione originaria e il luogo in cui visse il Boia. Girando l’angolo dell’edificio, in Via San Cristofano vi è un’altra data molto più recente: 1915, anch’essa visibile su una delle bugne artificiali che, probabilmente, indica il periodo di rifacimento del palazzo stesso. In Via delle Pinzochere, fino al periodo precedente dell’alluvione del 1966, erano visibili le tracce dell’orto e della stalla della Casa del Boia, queste informazioni si trovano nei testi di Bargellini e Guarnieri quando descrivono la zona. Si ricorda, inoltre, che all’epoca fosse visibile su una bugna un’incisione a forma di ferro di cavallo, una specie di U, che i già citati autori fiorentini indicavano come il punto in cui il boia legava le briglie del proprio cavallo. Ahimè non esistono immagini documentali, dunque, ci si deve affidare alla memoria visiva di Bargellini e Guarnieri. La casa comunque restava emarginata rispetto al resto della cittadinanza, un’espressione popolana rende merito a questa tradizione sottolineando la separazione, infatti si dice: “Sei solo come i Boia”.
Rachel Valle © 2015
IL GIARDINO DI RACHEL
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