A UFO
A Firenze ci sono tantissime espressioni buffe tanto che si ricordano nelle rappresentazioni del celebre Vernacolo. Le parole sono spesso onomatopeiche, cioè rievocano con il suono l’azione descritta. Per una Veneziana come me fa molto ridere, ma alcune sono particolarmente curiose perché dietro alla melodia della parola vi è anche una storia antica. In molte città italiane è comune dire: “Andare a sbaffo” per indicare il comportamento di chi si approfitta nel mangiare gratuitamente alle spalle di qualcun altro oppure di una situazione in genere. Qui a Firenze, invece, si dice: “A Ufo”. La mia prima impressione fu un grande punto interrogativo, pensai che non potesse, certamente avere a che fare con gli alieni, mi fu spiegato dal suocero, nato in Via de’ Neri, che qui a Firenze si mangia e si beve a ufo! Allora compresi il senso. La mia curiosità mi spinse a fare delle ricerche sull’espressione e, ben presto, trovai la fonte di questo modo di dire. L’origine di “A Ufo” deriva da un’iscrizione in latino “Ad Usum Fabricae” , letteralmente significa ad Uso della Fabbrica, con l’acronimo A.U.F. ma quale Fabbrica? All’epoca della costruzione della Cupola di Santa Maria del Fiore, in città ci fu l’apertura della grande Fabbrica dell’Opera del Duomo, con a capo dei lavori il maestro Filippo Brunelleschi. Proprio per quest’impresa si coniò l’espressione Ad Ufo perché il materiale proveniente da varie zone della Toscana era marcato con la scritta A U. F. O. che indicava “Ad Usum Florentinae Operae” ed era esente da tasse. Altre fonti, invece, sostengono che l’espressione sia ben più antica e che si faccia risalire all’epoca medievale, dove la scritta “Ex Uffo” che si trovava negli atti commerciali della Repubblica Fiorentina, indicava che il carico era esente dalle spese di spedizione, dunque era gratuito. È pur vero che il capomastro Filippo Brunelleschi, geniale architetto, aveva inventato un sistema intelligente per fornire gratuitamente il cibo ai suoi lavoranti. Poiché il cotto proveniva, in gran parte, dall’Impruneta, il Brunelleschi pensò bene di far cuocere negli stessi forni del materiale edile una pietanza speciale per i suoi operai, che avrebbero gustato il cibo caldo in alto sulle impalcature della cattedrale. Gli operai, in questo modo non avrebbero fatto una lunga pausa pranzo, ma soprattutto non dovevano fare centinaia di scalini per riprendere il lavoro. Il Peposo alla Fornacina, era la carne cotta a lungo con molto pepe in speciali recipienti di cotto che rilasciavano quel colore caratteristico scuro. Gli operai erano indotti a bere molta acqua e a stemperare la “Peposità” mangiando molto pane, rimanendo così sobri! Brunelleschi offrendo gratuitamente questo pasto ottenne un notevole successo, e soprattutto grandi risultati! Ecco dunque svelata l’origine dell’espressione fiorentina che lega l’Opera del Duomo col Cibo!
Rachel Valle © 2015