ANDREINO DEGLI IMPICCATI
Il Museo Nazionale del Bargello è uno dei luoghi storici più misteriosi della città di Firenze: oggi ammiriamo i capolavori della scultura rinascimentale, da Donatello a Michelangelo, collezioni preziose, ad esempio gli avori raffinati della famiglia Carrand, ma tutto questo è il nuovo volto del Bargello. L’edificio creato per ospitare il Capitano del Popolo (1255), in seguito fu abitato dal Podestà che aveva il compito di essere giudice imparziale nelle vicende Fiorentine, ebbe un sinistro aspetto dopo i primi decenni del Quattrocento, per diventare la principale prigione nel 1574, ospitando il Bargello, cioè il capo della polizia locale. Dal 1574 ha inizio il vero e proprio degrado del palazzo. L’edificio è trasformato in un vero e proprio carcere comune. Le varie sale e i numerosi ambienti del palazzo sono divisi in luoghi angusti per creare delle celle, ad esempio il salone di Donatello è diviso addirittura in quattro soppalchi da cui sono ricavate ben trentadue celle. Da questo momento la sede del Bargello divenne un luogo nefasto. Le cronache dell’epoca raccontano che vi erano delle gabbie appese fuori con i condannati, sulla parte esterna, sul lato della torre della Volognana. In occasione di gravi reati, specialmente per chi tradiva la Repubblica Fiorentina, erano realizzate le cosiddette “Pitture Infamanti”. Si trattava di temporanee pitture dipinte sulle pareti esterne raffiguranti criminali condannati in contumacia perché fuggiti alla giustizia: i “Fuorilegge” erano ritratti appesi per un piede a capo in giù. Erano eseguite da importanti artisti, in particolare, si ricordano le pitture infamanti di Giottino nel 1343 quando fu cacciato il duca di Atene da Firenze, poco note sono quelle di Sandro Botticelli eseguite dopo la congiura dei Pazzi (1478) e quelle di Andrea del Sarto in occasione dell’assedio di Firenze (1529 – 1530). L’artista che più subì un’ingiustizia, fu sicuramente Andrea del Castagno, che dopo aver rappresentato i traditori di Cosimo il Vecchio, fu soprannominato con disprezzo degli altri pittori dell’epoca con il nomignolo “Andreino degli Impiccati”. Lungo il perimetro esterno, erano dunque chiamati artisti e pittori per fare delle esecuzioni pittoriche: sono le antesignane dei più celebri “Wanted” cartacei che in epoca moderna avevano lo scopo di ritrovare i criminali fuggiaschi. L’invidia e le malelingue produssero un alone negativo e inquietante sul conto di Andrea del Castagno, soprattutto per la sua ampia attività di ritrattista di condannati a questa infamante pena. Andrea del Castagno, infatti, dopo la Battaglia di Anghiari (1440), per volere delle autorità fiorentine dipinse, sulla facciata del Palazzo del Podestà, l’immagine impiccata dei latitanti Albizi e Peruzzi: eseguì una riproduzione così fedele che i fiorentini ne rimasero impressionati, ma costò al bravissimo pittore la nefasta nomea. Ad Andrea del Sarto, il pittore senza errori, fu chiesto nel 1529 di rappresentare, con questa “Condanna Virtuale”, i tre capitani che avevano tradito la Repubblica Fiorentina passando al nemico. Giorgio Vasari ci racconta che il celebre artista li dipinse sulle facciate di un palazzo pubblico nel Mercato Vecchio (oggi Piazza della Repubblica) e al Bargello, appesi per un piede e per la loro realizzazione si avvalse di manichini. Al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi sono conservati i disegni originali di queste pitture infamanti. Andrea del Sarto non volle però figurare tra i nomi che eseguivano questa “Condanna Virtuale”, sicché le volle attribuire al suo allievo Bernardo del Buda perché non voleva l’appellativo negativo già assegnato a Andrea del Castagno. Per lungo tempo ahimè Andrea del Castagno fu chiamato in questo modo triste, tanto che influenzò la pubblica opinione in senso negativo, eppure non fu certamente l’unico artista!
Rachel Valle © 2015
FRANCESCA RACHEL VALLE - Florence Guide
LABORATORI PER BAMBINI
VISITE GUIDATE PER FAMIGLIE
PASSEGGIATE ANIMATE
[email protected]
380 73 85 327