IL TERRIBILE SOGNO D’ANSELMO

IL TERRIBILE SOGNO D’ANSELMO

Come nella via del Cocomero fu un cittadino che sognò che un leone gli mordeva la mano, e che si moriva; e tornògli vero”, così scrive Giovanni Cavalcanti nelle sue “Istorie Fiorentine”. Il letterato riporta una strana vicenda accaduta all’inizio del Quattrocento a un fiorentino di nome Anselmo che abitava di fronte alle case della famiglia Cornacchini, in Via del Cocomero (oggi Via Ricasoli). Giovanni Cavalcanti, infatti, dopo aver ascoltato Francesco di ser Conte, il chirurgo e discepolo del grande maestro cerusico Lodovico, racconta questo fatto accaduto proprio nella via che porta alla Porta di Balla, un’antica porta ubicata nelle mura altomedievali. Il medico fu convocato con urgenza nella casa di un tale Anselmo, altro non si conosce sul suo conto, era richiesto il suo aiuto di cerusico perché l’uomo era stato punto dal pungiglione velenoso di uno scorpione. Anselmo era un cittadino comune, ogni giorno per recarsi al lavoro, passava accanto alla Porta della cattedrale di Santa Maria del Fiore conosciuta con il nome Porta di Balla o dei Cornacchini, dall’omonima famiglia. La decorazione della Porta, che adorna il lato settentrionale del Duomo, mostra due Leoni stilofori che sorreggono due colonne tortili. In particolare, Anselmo ogni qual volta che si trovava a osservare il leone di destra, era spaventato dalle immense fauci spalancate del grande felino. Il pover’uomo era così ossessionato da quella statua che la sognava in continuazione di notte. Nell’incubo ricorrente il Leone prendeva vita, lasciando la Porta di Balla alle spalle, materializzandosi davanti ad Anselmo. Con un grande balzo il Leone raggiungeva lo sfortunato che soccombeva divorato sotto i suoi denti aguzzi. Anselmo ogni mattina al risveglio era sempre più terrorizzato da quella visione notturna, arrivò a un punto che non sapeva più distinguere la realtà dalla fantasia onirica. L’uomo divorato dall’ansia, pensò che non potesse continuare così, sicché quel giorno decise di porre fine a quella pressante paura. Anselmo si avvicinò alla scultura, con grande coraggio mise la sua mano dentro le fauci del Leone, dopo poco sentì un dolore acuto. Terrorizzato, ritrasse la mano, vide che era stato punto da uno scorpione velenoso annidato nella bocca del felino. Anselmo urlò per lo spavento perché le sue ossessioni si erano per davvero materializzate: non aveva dato ascolto al suo sogno premonitore! Il medico Francesco di ser Conte ahimè non poté far nulla per la vita del povero Anselmo, il veleno era mortale, ma fu testimone di questa storia incredibile, poi narrata a Giovanni Cavalcanti! Chissà, Anselmo se avesse seguito il messaggio dei suoi sogni forse sarebbe ancora vivo, ma il destino gioca sempre brutti scherzi!

Rachel Valle © 2015

Francesca Rachel Valle

Florence Guide


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