LO STUDIOLO DI FRANCESCO I DE’ MEDICI - IL GIARDINO DI RACHEL (3807385327)

LO STUDIOLO DI FRANCESCO I DE’ MEDICI

IL GIARDINO DI RACHEL (3807385327)

Lo Studiolo di Francesco I è un ambiente molto piccolo, è l’antitesi dell’enorme Salone dei Cinquecento (alto 18, lungo 54 e largo 23 metri). Il Salone dei Cinquecento è lo specchio della personalità di Cosimo I: maestoso, autocelebrativo in maniera propagandistica con evidente simbologia legata al suo potere politico. Il figlio Francesco I era totalmente disinteressato alla politica, commissiona un ambiente privato, piccolo, riservato, uno scrigno dove poteri rinchiudere per condurre quelli che erano i suoi esperimenti, i suoi studi, o solo per osservare gli oggetti della sua collezione. Il confronto è diretto fra i due ambienti e le personalità dei due membri della dinastia medicea, si accede allo Studiolo direttamente dal Salone dei Cinquecento. È importante notare il contrasto fra il grande e il piccolo, oggi è maggiormente evidenziato dalla porta d’ingresso che fa accedere i visitatori allo Studiolo di Francesco I, anche se quest’apertura fu realizzata nel Novecento, infatti, in passato la parete era chiusa, si accedeva solo dagli appartamenti privati del Granduca, sicché mostrava ancora più carattere privato questo ambiente. Lo Studiolo di Francesco I è un vero e proprio scrigno, coperto da una volta a botte, le quatto pareti tutte sono ricoperte di dipinti. Il tema iconografico della decorazione fu deciso da Giorgio Vasari e Don Vincenzo Borghini (realizzato nel 1570): è la “Trasformazione della Natura attraverso l’Arte”. Nella volta a Botte, al centro, c’è la “Natura” che dà una pietra preziosa a “Prometeo”, la divinità che rubò il Fuoco a Zeus donandolo all’Uomo, rendendolo un Artefice, dunque ebbe l’opportunità di poter modificare gli oggetti della natura diventando un Artista. Partendo dalla rappresentazione centrale del soffitto si giunge alla decorazione delle pareti, ognuna delle quali corrisponde ad uno dei quattro elementi del mondo naturale. Alla parete sinistra è rappresentata l’Acqua, su quella di destra c’è l’elemento opposto: il Fuoco. La Terra è identificata con la parete d’ingresso mentre la parete di fondo, opposta all’apertura si trova l’Aria. Giorgio Vasari e Don Vincenzo Borghini vollero rappresentare un vero e proprio microcosmo che raffiguri l’universo entro cui si raccoglie Francesco I insieme all’universo, di cui fanno parte gli oggetti della sua collezione. La decorazione è divisa in due registri: la parte superiore è fissa, mentre la parte inferiore è costituita da sportelli mobili rivestiti da dipinti. All’interno degli sportelli erano custoditi gli oggetti della collezione di Francesco I, che erano distribuiti secondo della parete di pertinenza, ad esempio: le perle erano conservate nella parete dell’Acqua, in genere c’era un legame fra il dipinto e l’oggetto custodito all’interno dello sportello. Di conseguenza i dipinti presenti sono legati ai temi della parete di riferimento. La “Pesca delle Perle” si trova, ancora una volta, nella parete dell’Acqua, oppure la “Bottega dell’Orafo”, luogo in cui si usa il fuoco per la fusione del metallo è sulla parete del Fuoco. C’è un precisissimo riferimento ad ogni elemento ed oggetto, tutto questo programma vuole rappresentare la preparazione intellettuale e la conoscenza di Francesco I, che aveva intorno a sé una così variegata rappresentazione dell’universo che lo circondava. Per Francesco I non era solo importante l’Oggetto di Natura, ma era soprattutto fondamentale l’Oggetto Modificato dall’Uomo.

È importante ricordare che lo Studiolo di Francesco I s’ispira da una parte agli “Studioli Italiani”, basti pensare allo Studiolo di Federico da Montefeltro, realizzato interamente con sportelli decorati, all’interno dei quali si trovavano gli oggetti, ma allo stesso tempo era vicino alle Wunderkammer, le camere delle meraviglie o gabinetti delle curiosità, delle collezioni nordiche, in cui si collezionava “Naturalia, Mirabilia e Artificialia”, ovvero oggetti di Natura, oggetti Sorprendenti tipo la Perla “Scaramarza”, cioè gli oggetti bizzarri e strani creati dalla Natura stessa, oppure gli Artificialia, cioè gli oggetti modificati dall’uomo, resi ancora più belli degli oggetti naturali stessi. Dunque lo Studiolo di Francesco I voleva rappresentare il tipico prodotto del gusto del Manierismo, cioè l’attenzione per l’Artificio che modifica la Natura, questa costante competizione tra Uomo e Natura stessa per creare la vera bellezza, lo Studiolo è pertanto un tipico ambiente manieristico dal profilo artistico e intellettuale. Le lunette, che ricoprono le pareti corte (parete di fondo e ingresso) presentano dei tondi con i ritratti di Eleonora di Toledo e Cosimo I de’ Medici, i genitori che vegliano sull’attività creativa del figlio Francesco I, in alto a destra c’è una sorta di cerniera, dove una volta era posta l’unica finestra, fonte di luce di questo ambiente, che generalmente veniva illuminato al lume di candela. Anche in quest’ambiente pare che Francesco I eseguisse i suoi esperimenti, estesi poi al Casino di San Marco. Sulla Parete destra, infatti, c’è la rappresentazione della “Bottega dell’Alchimista”, dove è visibile il suo ritratto è così pure nella “Bottega dell’Orafo” (Alessandro Fei, L’oreficeria - particolare - 1570 circa). Per quanto riguarda la storia conservativa di questo luogo bisogna dire che c’è un passaggio fondamentale della storia della museografia degli studioli, nella storia europea di questo specifico argomento: non è la versione integra e intatta ciò che vediamo oggi, bensì una ricostruzione Novecentesca, perché lo Studiolo in realtà fu smantellato quasi subito da Francesco I stesso (definitivamente destrutturato dopo la sua morte) che cominciò a trasferire dagli anni 80 del Cinquecento all’interno dell’attuale Galleria degli Uffizi. Francesco I iniziò a togliere opere dallo Studiolo per collocarle nella Tribuna degli Uffizi, cioè nel nuovo nucleo collezionistico sempre di suo possesso. Lo Studiolo di Francesco I fu ricostruito correttamente nel corso del XX secolo secondo le descrizioni molto dettagliate contenute nelle lettere che si scambiarono Borghini e Vasari, spiegando come dovevano essere collocate le diverse opere. Grazie a queste precise informazioni è stato possibile ricostruire lo Studiolo. I dipinti furono realizzati dai diversi artisti dell’Equipe del Vasari, i nomi da ricordare sicuramente sono: Santi di Tito, Giovan Battista Naldini (che realizzò la Pietà per il Monumento Funebre di Michelangelo), Stadano etc. ci sono anche alcuni bronzetti, realizzati da vari artisti, in particolare è visibile un “Apollo” di Giambologna sulla parete del Fuoco e l’“Opi” dell’Ammannati sulla parete della Terra. La porta dell’ingresso dagli appartamenti privati è camuffata in una struttura lignea.

Rachel Valle © 2017

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